Doom

USA - 2005
Doom
Un gruppo speciale dei Marines viene inviato su Marte dopo aver ricevuto l'SOS di una base scientifica installata sul pianeta. Quella che sembrava una missione di soccorso si trasforma ben presto in una battaglia contro delle forze oscure e misteriose...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, HORROR
  • Tratto da: omonimo videogioco creato dalla ID Software
  • Produzione: DI BONAVENTURA PICTURES, JOHN WELLS PRODUCTIONS, STILLKING FILMS, UNIVERSAL STUDIOS, WARNER BROS.
  • Distribuzione: UIP (2006)
  • Vietato 14
  • Data uscita 17 Marzo 2006

RECENSIONE

di Marco Spangoli
Ispirato al famoso videogioco dallo stesso nome, Doom segue una trama non particolarmente originale che sembra portare con sé innumerevoli suggestioni provenienti da tanti film di fantascienza entrati nell'immaginario collettivo. Un po' Alien, un po' film sugli zombie, Doom un horror dinamico dalla vocazione splatter esattamente come la serie di tre videogames cui è stata ispirata e in cui onore, ad un certo punto della narrazione, replica il punto di vista in primo piano con tanto di mitragliatore. Tutto inizia in un futuro lontano quando qualcosa di strano accade su Marte. Dei mostri di cui non è chiara l'origine stanno iniziando a decimare gli scienziati che lavorano sul Pianeta Rosso. Un gruppo di Marines guidato da Sarge (The Rock) e da Reaper (Karl Urban) vengono inviati per fermare la minaccia. Lo scenario che si presenta dinanzi ai loro occhi è raccapricciante: gli esseri umani massacrati subiscono una mutazione in qualcosa di spaventoso. Per quale motivo accade tutto questo? Chi è il loro nemico e come possono fermarlo? Pur essendo un film commerciale, Doom è l'esempio perfetto di un tentativo non riuscito, apprezzabile, se non altro, per lo sforzo e per un certo intuito. L'ironia muscolare di The Rock mescolata alle suggestioni paraletterarie di un'avventura ambientata su Marte tra archeologia fantastica e bio-ingegneria riescono - se non altro - a divertire in maniera facile, facile, sebbene non a interessare.

CRITICA

"Essendo tutt'altro che un capolavoro, 'Doom' costituisce l'oggetto ideale per uno studio di filmologia, la disciplina che si occupa dei rapporti tra film e spettatore. Intanto perché, mutuato dall'omonima trilogia di videogame, adotta un linguaggio ibrido tra cinema e videogame, due forme 'spettacolari' assai diverse. Basti vedere la sequenza - la più interessate, del resto - riproducente in digitale la 'soggettiva' che è poi il punto di vista del gioco: quello da cui l'eroe (il giocatore) massacra il maggior numero possibile di mostri. Sul piano della logistica, inoltre, il film di Bartkowiak compie un itinerario tra ambienti diversi molto simile agli spazi virtuali in uso nei giochi elettronici. La faccenda, però, presenta aspetti bizzarri e paradossali, poiché le sensazioni percettive ed emotive del film sono profondamente eterogenee rispetto a quelle del videogame; senza contare che il primo, a differenza dell'altro, non prevede l'interattività. Perfettamente omologo alle immagini sintetiche, invece, il pur corposo 'The Rock', che ha solo due espressioni. Con il fucile e senza." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 marzo 2006)

"2046' non è solo l'ultimo film di Wong Kar-wai. E' anche l'anno in cui è ambientato 'Doom' di Andrzej Bartkowiak, ennesimo film tratto da videogame dopo 'Resident Evil' e 'Alien vs. Predator'. 'Doom' fu il primo "first person shooter", ovvero quando nel 1993 ci si divertiva come matti a sparare in soggettiva correndo e saltando dentro labirintiche costruzioni. 'Doom' film è senza arte né Marte, nel senso che pur essendo ambientato sul Pianeta Rosso, non ce lo fa vedere. I personaggi, squadra di militari invasati inviati su Marte per indagare su esperimenti andati maluccio, corrono, sparano e si scannano in un'atmosfera claustrofobica. I mostri non si vedono quasi mai e quando si vedono non vorresti averli visti tanto sono realizzati male al computer. Verso la fine arrivano due minuti in soggettiva piuttosto brutali in cui il film tratto dal videogame diventa emozionante ed adrenalinico quasi quanto il videogame. Ma è poco e arriva troppo tardi. C'è il nostro amato The Rock , che ha voluto essere il militare più cattivo e stupido, ma il suo innato carisma non basta. Continuiamo a sognarlo come nuovo Conan. Ma in 'Doom', anche per lui, è game over." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 marzo 2006)
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