Donnie Darko

USA - 2001
Donnie Darko
Donnie Darko, un adolescente americano, durante una sortita notturna in preda a un attacco di sonnambulismo, si imbatte in Frank, un coniglio gigante che gli predice la fine del mondo. Ovviamente 'Frank' non è altro che una visione di Donnie, ma quando il ragazzo torna a casa scopre che la sua camera è stata devastata da un motore di aereo caduto dal cielo. Mentre Donnie, con l'aiuto di Frank, cerca di indagare come mai sia scampato alla morte, accadono altri strani fenomeni che minacciano la vita delle persone a lui care...
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1,85) - DE LUXE
  • Produzione: ADAM FIELDS, SEAN MCKITTRICK PER PANDORA CINEMA, ADAM FIELDS PRODUCTIONS, GAYLORD FILMS, FLOWER FILMS, DARKO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MOVIEMAX (2004)
  • Data uscita 26 Novembre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

2 ottobre 1988: l’adolescente USA Donnie Darko (Jake Gyllenhaal), durante un attacco di sonnambulismo, si imbatte in Frank, un uomo-coniglio che gli predice la fine del mondo – così come lo conosce – in 28 giorni. Quando il ragazzo torna a casa trova la camera devastata da un motore di aereo caduto dal cielo. Arriva nelle sale il cult-movie diretto da Richard Kelly nella versione presentata per la prima volta al Sundance nel 2001, anziché nel director’s cut (133′ anziché 113′) della Mostra di Venezia. La cornice delle allucinazioni di Donnie è l’America anni ’80 che segue in TV il dibattito presidenziale tra Bush e Dukakis, legge Stephen King, ascolta i Duran Duran: materialismo, consumismo, individualismo e cinismo si fondono nel ritratto del nostro recente passato, di cui Donnie è elemento dissonante. Un corpo estraneo capace di manipolare lo spazio e il tempo: il libro The Philosophy of Time Travel – donato al ragazzo dal prof. di fisica – è la chiave per accedere a un Universo Tangente. Mescolanza di fantascienza, horror e indagine sociologica delle moderne periferie, Donnie Darko fatica a trovare il proprio ubi consistam cinematografico: senza questo punto d’appoggio poetico il mondo parallelo di Donnie – e del film – rischia il collasso. “Il sostegno dei fan – ha affermato il trentenne Kelly – ha imposto l’esistenza di Donnie Darko“: capire il perché diventa la nostra missione. Nel cast troviamo anche Drew Barrymore, insegnante anti-conformista, e Patrick Swayze, guru moralista in pubblico e orco in privato. Quello della distribuzione, comunque, continua a essere un universo parallelo.

NOTE

- PRESENTATO AL SUNDANCE FILM FESTIVAL 2001 E DISTRIBUITO NEGLI USA SUBITO DOPO L'11 SETTEMBRE, A CAUSA DELLA SCENA IN CUI E' COINVOLTO UN AEREO, SPARI' PRESTO DALLE SALE. IL TAM TAM ATTRAVERSO INTERNET LO HA TRASFORMATO POI IN UN CULT PER GLI ADOLESCENTI CHE NELLA GRANDE PROVINCIA AMERICANA SI RIBELLANO AL SISTEMA SCOLASTICO.

- ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "MEZZANOTTE" VIENE PRESENTATA LA VERSIONE 'DIRECTOR'S CUT' DELLA DURATA DI 108'.

CRITICA

"Arriva con tre anni di ritardo 'Donnie Darko', il cult movie del 29enne Richard Kelly prodotto con i soldi e il coraggio di Drew Barrymore, qui attrice defilata. Occhi incollati allo schermo grazie all'eclettico Kelly, regista sofisticato (canzoni stranianti, dai Duran Duran ai Joy Division), sentimentale (c'è il più grande atto d'amore degli ultimi tempi) e spettacolare (molti effetti al computer). Jake Gyllenhaal divino. Peccato per un finale cervellotico che obbliga a rivedere e ripensare troppo al film. E più ci pensi, più 'Donnie Darko' si trasforma da affascinante fiaba moderna a fantascientifico rompicapo da primi della classe. Esordio interessante, ma Kelly tende a strafare." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 novembre 2004)

"Uscito a ridosso dell'11 settembre, quando di paura il pubblico statunitense non aveva proprio bisogno, 'Donnie Darko' fu uno storico flop. Poi, grazie al passaparola generazionale, al Sundance, al web e al successo in DVD è diventato un film cult, un piccolo rivoltoso manifesto morale, come il 'Rocky Horror Picture Show'. (?) Il film prodotto da Drew Barrymore è intelligente e multigenere, squarcia l'inconscio di un ventenne e Jake Gyllenhaal è perfetto. Vi spira un'aria di ineluttabilità quasi biblica e di guerra giovanile contro i genitori repubblicani e il refrattario corpo insegnante: si va oltre la quarta parete del 'Truman Show'. Costellato di indizi catastrofici, il racconto non si alza, per stile ed emozioni, più di tanto, ma è testimone oculare di una crisi vera, non merita di diventare un gadget, affonda sincero nel cuore romantico della generazione di 'Star Wars', in un clima di ipocrita e disperata allegria in cui ci si difende solo da paranoici e se muniti di fantasia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 settembre 2004)

"Mescolando 'Harvey', 'Il Paradiso può attendere', 'Scala al Paradiso', 'Mattatoio 5', 'Jfk' ed 'Election', citando 'ET' e qualcos'altro, 'Donnie Darko' di Richard Kelly è un esercizio della Hollywood più ambiziosa sul tema: 'Brutto morir giovani'. AL suo personaggio Kelly offre una proroga onirica di ventotto giorni, in cui regolare certi conti. (...) Il finale è prevedibile, ma val la pena di resistere." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 novembre 2004)

"Si viaggia, fino a pochi minuti dalla fine, ai confini della realtà: tra la mente vivace, libera e schizofrenica di Donnie, (...) E' diventato un cult e ha impiegato tre anni per uscire." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 4 dicembre 2004)

"Parabola sul delirio di onnipotenza di un adolescente, fantasticheria che si compiace del bizzarro, riedizione stralunata del classico 'Harvey, quello di Richard Kelly non è un film facile da giudicare. Rispetto all'edizione del 2001, il regista ha recuperato venti minuti di scene tagliate, manipolandole con effetti visivi. Malgrado le intuizioni originali, i bei 'characters' e l'ottimo cast, il flusso emozionale è rallentato da troppe parentesi: lasciando l'impressione che gli inserti, anziché aiutare la nuova edizione, l'abbiano peggiorata." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 dicembre 2004)
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