Dark Night

USA - 2016
3/5
Dark Night
Liberamente ispirato al tragico caso del Massacro di Aurora, Dark Night ritrae sei personaggi, compreso il giovane killer, nelle ore precedenti l'attentato criminale. Sei giovani individui galleggiano in un vuoto di relazioni, ciascuno di loro potrebbe essere l'artefice del folle gesto. Le loro azioni e il loro vissuto sembrano condurli a piccoli passi verso il dramma finale, lo stesso che si consumò nel cinema Century 16 alla prima di The Dark Knight Rises (Il cavaliere oscuro - Il ritorno, di Christopher Nolan).
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD, DCP
  • Produzione: BIG JACK PRODS. PRODUCTION, IN ASSOCIAZIONE CON VAN RIPER ARCHIVES, CALAIS ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MARIPOSA CINEMATOGRAFICA E 30HOLDING (2018)
  • Data uscita 1 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Mirko Granata

Non è il cavaliere di Nolan a essere oscuro nel film di Tim Sutton. E’ la notte, astronomica ed esistenziale. Al terzo film, uno dei talenti del cinema indipendente per davvero conferma la statura del suo sguardo (da recuperare il suo esordio, Pavilion) e il valore del suo cinema con Dark Night, ironico gioco di parole con Dark Knight.


Infatti lo sfondo - lontano, conclusivo - della vicenda è la proiezione del film su Batman che fece da teatro al massacro di Aurora: Sutton non racconta né cerca la cronaca ma immagina vite, relazioni, insoddisfazioni e quotidianità dei ragazzi coinvolti in vario modo nella strage. Anche qui come nei precedenti film, Sutton (pure sceneggiatore) si concentra su un gruppo di ragazzi e disegna il contesto attraverso di loro, continuando a seguire e rielaborare le lezioni del Gus Van Sant più radicale (Elephant nella fattispecie).



La vera sfida del film, dal punto di vista concettuale, è quello di tracciare un quadro generazionale e riempirlo di dettagli, osservazioni, elementi di attualità senza cadere nella sociologia, senza voler trarre conclusioni dalle questioni ambientali e culturali che il quadro pone. Riesce nell’impresa soprattutto grazie allo stile: ritmo rarefatto e inquadrature all’apparenza piane che si muovono in profondità, che seguono i protagonisti, non li inquadrano in modo deterministico ma ne intercettano le variazioni di umore e li fanno percepire come esseri davvero umani e vicini allo spettatore.


 

Forse per Sutton il massacro è un pretesto, anche vista la mancanza di risposte, la reticenza acuta e fertile della narrazione; ma al netto di qualche dubbio sulla lieve furbizia dell’autore, Sutton trova sempre modi intelligenti e adeguati, originali e coerenti per gestire le sequenze e i suoi attori, più figure negli spazi che personaggi in una scena. Una sorta di astrattismo che attraverso la forma sa diventare concreto e umanista.


Presentato in Orizzonti alla Mostra di Venezia del 2016.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DEL RINGLING COLLEGE STUDIO LAB.

- PROIEZIONE SPECIALE, FUORI CONCORSO, ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'. HA RICEVUTO IL PREMIO LANTERNA MAGICA.

CRITICA

"Lo straordinario film di Tim Sutton non pedina i fatti ma è un disadorno ed espressivo reportage-puzzle, le 24 ore prima del massacro, inseguendo le vite anonime di giovani con passione per skater, armi, disegni e tanta rabbia repressa: ognuno avrebbe potuto essere il killer. I veri assassini sono desolazione, solitudine, inutilità di una vita così, nello stile di 'Elephant' di Van Sant." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2018)

"Come si può rappresentare l'irrappresentabile? Di certo il regista Sutton conosceva le chiavi scelte in precedenza dai colleghi Gus Van Sant e Michael Moore. (...) Sutton fa qualcosa di diverso da entrambi. Attua una sorta di pedinamento di alcuni personaggi, incluso l'assassino James Holmes, rinunciando alla narrazione e affidandosi a immagini 'entomologiche' per additarci il retroterra di quel gesto in apparenza privo di senso. (...) La bella fotografia di Helene Louvart inquadra tante pistole e fucili oliati con cura, accarezzati, usati per esercitarsi nei poligoni di tiro. Lasciando tutto lo spazio alle immagini, 'Dark Night' si assume un compito difficile e coraggioso. Sfida in un colpo solo nichilismo e didascalismo, riuscendo a farci più paura di un horror con zombi o vampiri." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 1 marzo 2018)

"Tim Sutton riepiloga le 24 ore precedenti il fattaccio lasciando parlare la realtà in uno scabro stile documentaristico che, con il suo rimando alle periodiche cronache di violenza armata, agghiaccia e intristisce." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 marzo 2018)

"Si può fare un film su una strage, realmente avvenuta, (...) calando il sipario prima della sparatoria? È la scommessa del regista Tim Sutton, che immagina solo la vigilia del massacro, pedinando vari personaggi. (...) Chi conosce il tragico finale proverà un senso di angoscia. Per gli altri c'è invece il rischio noia." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 marzo 2018)

"(...) sembrano tutti automi di un movimento obbligato di attività in una provincia depressa e spenta. Perché? Il regista vuole richiamare un umore esistenziale sociale della violenza? Quando la forma vuole diventare l'assoluta espressione del contenuto si rischia l'irritazione e la perdita del contenuto. Il confine tra il film intelligente e la cavolata diventa labilissimo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 2 marzo 2018)

"In un lentissimo, disturbante, crescendo verso un atto di indicibile violenza (che però non ci mostra), la pellicola come un colpo di fucile d'assalto va al cuore della paura di tutti noi. Per arrivare alla strage del 2012 in un cinema di Aurora, Colorado, durante la proiezione di 'The Dark Knight' (12 morti...), il regista firma il suo personale 'j'accuse' contro le armi «libere» in America, e filma l'inevitabile susseguirsi di eventi che, in una schizofrenica giornata di ordinaria follia, culmina nel massacro all'interno di una multisala. Un serial killer al (festival del) cinema." (Luigi Mascheroni, 'Il Giornale', 7 settembre 2016)
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