Crossing Over

USA - 2008
Max Brogan è un agente dell'Ufficio Immigrazione che, come professionista, ha un grave difetto: parteggia per gli immigrati clandestini che cercano di costruirsi una nuova vita a Los Angeles. Vive con partecipazione i loro problemi anche perché Hamid, il suo collega di lavoro, è un americano di origine iraniana il cui padre attende con trepidazione la cerimonia di naturalizzazione. Ma questa è solo una delle tante storie che compongono il complesso ordìto del film.

CAST

CRITICA

"Animato nelle premesse da buone intenzioni, 'Crossing over, il film di Wayne Kramer, alla sua opera seconda, risulta sinceramente un po' goffo. Repertorio di una casistica completa, sventagliata come un sonnacchioso catalogo, di tutte le possibilità concernenti l'immigrazione legale o illegale in America, il film procedere per cumulo di episodi e personaggi per finire col guardare con occhio comprensivo e giustificazionista a tutti i pregiudizi, alle diffidenza, ai sospetti, alle ostilità nei confronti di chi sta fuori e vuole entrare dentro. O sta già dentro, ma è o viene percepito come diverso e quindi pericoloso."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 giugno 2009)

"'Crossing Over' si riduce a una versione meno riuscita di 'Crash' e a una più riuscita di Babel', rispettivamente il meglio e il peggio che si possa trarre da questo tipo di cinema, dove lo spettatore deve ricomporre storie di gente di cui non gli importa nulla e che nulla fa per diventare importante, a parte soffrire e far soffrire. Il cinema come fioretto, dunque, è ancora una volta come modello estetico per i fratelli Weinstein, mandanti del progetto buonista e tristanzuolo. Ma questo, almeno, nessun festival se l'è preso." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 giugno 2009)

"Intrecciando alcune storie a vario titolo correlate, 'Crossing Over' si ispira al mosaico narrativo di 'Traffic', 'Crash' e 'Babel', ma resta al palo. Troppi personaggi e provenienti da realtà troppo eterogenee: cadute nel patetico che stranamente non aiutano a far scattare la molla della simpatia. Il fatto è che, pur stando dalla parte dello straniero, il regista e sceneggiatore Wayne Kramer racconta le cose in modo così pedestre e confuso da offrire qualche valido appiglio all'intolleranza: vedi il caso dell'adolescente musulmana il cui calore nel giustificare il martirio suicida provoca nell'Fbi un allarme forse non del tutto ingiustificato. Dolente e sommesso, l'unico nel film a creare una certa partecipazione è Harrison Ford." (Alessandra Levantesi , 'La Stampa', 26 giugno 2009)

"Il regista si rifà umilmente ai modelli, per poter andare al centro del contenuto, del messaggio a costo di apparire didascalico, come nel personaggio dell'avvocato dei clandestini Ashley Judd. E riesce meglio lì dove sa essere ironico e impietoso: con l'attrice australiana che si prostituisce con il burocrate Ray Liotta, la giovane iraniana anticonformista che vuole vivere la sua sessualità in una famiglia emancipata solo nel portafoglio (...) E se pure, sia nella scrittura che nelle immagini, c'è qualche stereotipo di troppo e l'eroe è troppo scolpito, persino nelle rughe, l'affresco nell'insieme è potente e immediato. Un Bignami della tolleranza zero, dei pregiudizi e di un impero che crollando, come sempre, lascia gli ultimi, i più deboli, sotto le macerie." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 26 giugno 2009)

"Insomma, 'Crossing Over' è un film-mosaico, dove casi lontani e diversi a un certo punto s'intersecano. Per capire tutto occorre prendere appunti. Ma chi va al cinema come si va a scuola?" (M.C. 'Il Giornale', 3 luglio 2009)

"Il regista sudafricano Wayne Kramer, yankee acquisito, parla anche di sé e ha molto studiato la lezione oscarizzata di 'Crash'. Costruisce il suo mosaico miscelando sincerità e retorica. Complice un ottimo cast, trova qualche attimo di buon cinema. Ma si tratta di un ricalco con le impalcature in vista, nulla di più." (Alessio Guzzano, 'City', 17 luglio 2009)
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