Ciao professore

ITALIA - 1999
Ciao professore
Roma. Luca Magli è professore di lettere al liceo classico Volta, un insegnante che non dimentica di essere stato studente. Per lui l'insegnamento è quasi una "missione", alla quale si dedica con assoluta dedizione, trascurando talvolta i rapporti familiari. La moglie, Elise, lavora in un'agenzia di viaggi e preferirebbe per il marito un comodo - e meglio retribuito - posto al Ministero della Pubblica Istruzione, trasferimento che Luca potrebbe ottenere facilmente con l'aiuto dell'amico Giorgio Frezzini. I Magli hanno due figli: Andrea, tredici anni, è un ragazzo allegro e scanzonato che vive con ironia il fatto di essere attorniato da professori, a scuola e a casa: Carlotta, dieci anni, sensibile e dolce, risente molto dei contrasti in atto tra i suoi genitori, al punto di smettere di mangiare per attirare la loro attenzione. Tra gli altri personaggi, si segnalano il professor Mario Lo Forte, cinico e intelligente insegnante di matematica, grande amico di Luca, e la preside del liceo saggia e mite, ma costretta spesso a decisioni severe e impopolari.
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SERIE TV
  • Produzione: FASO FILM IN COLLABORAZIONE CON MEDIATRADE

NOTE

- SERIE DI 4 PUNTATE DA 90'

- CONCEPT DELLA SERIE: MASSIMO DE RITA, ACHILLE MANZOTTI

- EPISODI: AMORE PROIBITO - OSPITE INDESIDERATO - GIOCHI PROIBITI - SEGRETI DI FAMIGLIA

CRITICA

"E' un'anima in pena. Massimo Dapporto. Continua a cambiare ruoli, una fiction dietro l'altra: prete, medico, ora persino professore di lettere. Non sempre tanta versatilità si traduce in efficacia interpretativa. Quest'ultima prova, ad esempio, appare decisamente sbiadita un po' per colpa di una sceneggiatura piatta, abbastanza lenta e prevedibile, ma anche per la ripetitività di uno schema che, qualunque sia il ruolo interpretato da Dapporto, sembra affidargli il compito fisso di "pronto intervento sociale" identificandolo con una "missione" che va sempre al di là del suo ambito lavorativo. Così l'immagine di Dapporto si fossilizza facilmente in un susseguirsi un po' monocorde di situazioni, gesti, facce, parole troppi simili tra loro, in un registro recitativo che fa fatica a imporre una personalità ben distinta tra personaggio e personaggio." (Roberto Levi, "Il Giornale", 02 novembre 1999)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy