Broadway Danny Rose

USA - 1984
Broadway Danny Rose
In un piccolo ristorante di New York, un gruppo di vecchi artisti del varietà ricorda i tanti episodi delle rispettive carriere, più favoleggiate che autentiche, nonché i vari tipi e "numeri" di successo. Ma tutti poi tacciono, quando uno del gruppo prende a raccontare la curiosa vita e le gesta di Danny Rose, un modesto impresario del loro ambiente, collezionista più di fallimenti che di successi e, tuttavia, tenacissimo nel piazzare i suoi assistiti e con loro sempre cordiale ed amico. Curiosamente, quei rari artisti che furono lanciati, tutti abbandonarono il bravo agente. E così fece - racconta il narratore - anche Lou Canova, un ciccione italo-americano, noto a suo tempo per le melodiche canzoni stile anni '50. Il bravo Danny, fiutato il buon vento del "revival", si dette subito da fare per mettere in orbita Lou, aiutato anche dall'amante del'artista, Tina, conoscente di un grosso "manager" dello spettacolo. Tutto era pronto per il grande lancio, senonché, la sera della prima, Tina, innervosita dal fatto che Canova non si decidesse a lasciare sua moglie, lo abbandonò, rifiutandosi di assistere al debutto e scappando addirittura, per rifugiarsi nella villa di un boss mafioso innamorato di lei. Mentre Lou, sconvolto, si consolò con la bottiglia, Danny Rose, preoccupatissimo per l'imprevedibile intoppo, partì alla ricerca della donna. Poiché il boss lo credette innamorato di Tina, gli mise alle costole un paio di truci sicari di origine sicula che sequestrarono Danny Rose e la donna. Liberatisi delle corde e scappati dal magazzino in cui erano stati rinchiusi, Danny e Tina riuscirono, comunque, ad essere puntuali al debutto di Lou. Grandissimo successo per il cantante, ma ennesima, bruciante delusione per il piccolo Rose, abbandonato sul tamburo da Lou, ormai deciso a trovarsi un agente più importante. Tina seguì Lou nella sua carriera, ma il cantante poi abbandonò moglie, figli e la stessa amante. Tina ricordava ancora tutta l'avventura vissuta con l'impresario, in un misto di riconoscenza, di simpatia e di affetto. Così un giorno tornò da Danny almeno per ringraziarlo: lo trovò proprio nel momento in cui egli offriva un buon pranzetto ad alcuni dei suoi "rappresentati", eternamente sconfitti anch'essi. E Danny, generoso e patetico come sempre, accolse anche lei, in un clima generale di comprensione e di affettuosa amicizia.
  • Durata: 86'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Produzione: ORION
  • Distribuzione: CDE - DOMOVIDEO, DE AGOSTINI, CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1985 PER MIGLIORE SCENEGGIATORE STRANIERO A WOODY ALLEN.

- PREMIO BAFTA 1985 PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Commetterebbe un probabile errore colui che andasse a vedere questo Woody Allen nell'attesa del 'tutto da ridere'. Certo, il comico c'è, con tutta la sua frenetica (ma librata) comicità; il film mette in moto tutti i ben noti meccanismi, è esilarante, sapido e ironico, innescando (come è nello stile di Allen regista) variazioni su variazioni su quel tema essenziale - anzi: esistenziale - che a lui è congenialissimo. Molte le battute fini ed azzeccate, né mancano situazioni amene. Però c'è dell'altro. Vi è una sottile vena di malinconia, una affettuosa e discreta partecipazione alla vita ed agli scacchi degli eterni perdenti, quasi un leggerissimo velo di mestizia, fatto calare in scena tra gli spettatori e quei 'numeri' di varietà vagamente assurdi, per i quali soltanto si sente viva gente modestissima, quando trova lavoro, magari su una lontanissima 'piazza' provinciale: in un raro momento di gioia e di notorietà, prima di ripiombare nelle frustrazioni del bisogno e dell'anonimato. Non completo e perfetto come 'Zelig', il film 'Broadway Danny Rose' ha tuttavia un fascino sottile, una nota di 'umanità' coinvolgente, sempre che se ne sappiano cogliere le vibrazioni. (...) Per il resto: amabilmente e gustosamente centrato l'ambiente italo-americano (ivi compresa la veggente consultata da Tina per i suoi guai e malumori) e quello della mafia locale; intelligentemente impaginato il commento musicale, di canzoni ormai 'retro' (...) Interpretazione adeguata. Di Woody Allen che altro dire? Sempre esagitato, tumultuoso, affettuosamente verboso, ironico al momento giusto ma al momento giusto anche ricco di pudori e di quel senso dell'amicizia che, a nostro parere, è e rimane il 'leit-motif' del film sotto il profilo morale. Grintosa e insolita Mia Farrow nel suo ruolo di Tina e gradevole la sorpresa di Nick Apollo Forte nella parte del ciccione Lou, ingrato, quanto canoro 'vecchia maniera'". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 98, 1985)
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