Behold My Heart

USA - 2018
3/5
Behold My Heart
Margaret Lang ha sempre tenuto la sua vita sotto controllo, ma dopo l'improvvisa morte del marito Steven tutto va in frantumi. Toccherà quindi al figlio adolescente Marcus mettere da parte il proprio dolore e prendere in mano le redini della famiglia, per aiutare la madre a rimettersi in piedi dopo aver toccato il fondo...
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MARY PAT BENTEL, KARRIE COX, MARCUS COX PER AUTUMN PRODUCTIONS, BELLA VIDA PRODUCTIONS, PERCEPTION MEDIA, THROUGH FILMS

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Dal dolore individuale al dolore condiviso. E' il lungo percorso che dovranno affrontare una madre e un figlio dopo l'inaspettata morte del rispettivamente marito e padre.


La storia di Behold my heart, film diretto da Joshua Leonard, è innanzitutto quella del rapporto tra un genitore e un figlio in seguito a una grande tragedia che li accomuna: la perdita di una persona cara.


Un dolore che anziché essere condiviso diventerà talmente interiorizzato e privato da farli allontanare l'uno dall'altro, facendoli diventare vittime della propria sofferenza inascoltata.


Subito dopo la morte del padre (Timothy Olyphant) il figlio adolescente Marcus (Charlie Plummer) si troverà a sostenere la madre (interpretata dalla bravissima Marisa Tomei) che per dimenticare e non affrontare la sofferenza ha iniziato a bere, attaccandosi alla bottiglia di vodka e chiudendosi in se stessa.


Marcus sarà così costretto a nascondere il suo dolore e a trasformarsi nell'uomo di casa, pulendo piatti sporchi da una settimana e cercando di accudire una madre che non si alza dal letto, non paga le bollette, va in giro barcollando con i capelli scapigliati facendolo vergognare di fronte ai suoi amici e vomita nella tazza del cesso.


Una responsabilità un po' troppo grande per un ragazzo che ha appena perso il padre e che sta nel pieno di un'età difficile come quella dell'adolescenza. E infatti non regge. Proprio nel momento in cui la madre sembra rinsavire decidendo di andare a farsi curare in un centro alcolisti anonimi, il figlio reagirà a tutto questo chiudendosi in se stesso, difendendosi dal mondo e rifugiandosi nel bosco lontano da tutti, ma soprattutto lontano da lei.


Isolamento o condivisione? Leonard riflette su come ognuno di noi vive il dolore subito dopo una morte improvvisa. Lo fa con semplicità, forse a volte un po' troppo visto che è un film per ragazzi, ma senza cadere nel patetico e nello struggente.


Non giudica mai i suoi personaggi e ci fa vivere attraverso vari flashback la mancanza di una persona cara. Ne deriva un romanzo di formazione ben fatto e ben interpretato che riflette non solo su cosa significa "prendersi cura" dell'altro. Ma, sottolineando che la strada più breve per affrontare la vita è un'utopia, medita su come si supera il dolore dopo una morte improvvisa riprendendo in mano le redini della propria vita. E senza dubbio è più facile abbracciandosi che distanziandosi. 

NOTE

- IN CONCORSO ALLA XVI EDIZIONE DI 'ALICE NELLA CITTÀ' (2018), SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA.
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