Automata

Autómata

SPAGNA - 2014
3/5
Automata
2044. La Terra sta andando verso la desertificazione e l'umanità lotta per la sopravvivenza in un ambiente divenuto ostile. La razza umana coesiste con i robot, creati per supportare la condizione di una società in declino. L'agente assicurativo Jacq Vaucan, che lavora per una società di robotica, la Roc Robotics Corporation, indaga su androidi difettosi. Durante una delle sue indagini scopre che alcuni robot si sono evoluti, diventando una possibile minaccia per l'umanità.
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Produzione: ANTONIO BANDERAS, SANDRA HERMIDA, DANNY LERNER, LES WELDON PER NU BOYANA VIBURNO, GREEN MOON
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2015)
  • Data uscita 26 Febbraio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Lo scenario distopico è ormai noto: catastrofi nucleari, Terra sull’orlo della desertificazione, umanità a rischio sopravvivenza barricata in tetre città-ghetto e, dulcis in fundo, schiere di androidi creati per supplire alle necessità della popolazione residua.
In questo futuro prossimo venturo, Jacq Vaucan è un agente assicurativo al soldo della Robotics Corporation, incaricato di vigilare sull’eventuale presenza di robot difettosi. Il precario equilibrio esistenziale di Vaucan, nondimeno, comincerà a vacillare quando tutta una serie di misteriosi incidenti sembrerà suggerire l’esistenza di un complotto contro l’umanità ordito da automi, forse dotatisi, inspiegabilmente, di un barlume di coscienza.
Cupo e pessimista sul destino della razza umana, il film dello spagnolo Gabe Ibáñez parte dalla teoria della singolarità tecnologica - elaborata negli anni ’50, per cui il progresso tecnologico umano accelera oltre la stessa capacità di previsione, dando vita a un’intelligenza superiore a quella umana -, per sfociare in un a tratti affascinante ma non sempre lucidissimo métissage cinematografico e letterario che ruba un po’ a tutti senza appartenere a nessun genere, attraversando sentieri narrativi monopolizzati dagli statunitensi ma ripensati (troppo?) da europeo.
Parte come un noir – Banderas, nel ruolo del protagonista, è marmoreo come al suo solito e sembra un Rick Deckard da B-movie -, tange la sci-fi d’annata a metà fra l’umanesimo di Asimov e il delirio metafisico di Philip Dick, per terminare incredibilmente come un western con un lieto(?) fine solo apparentemente catartico ma in realtà colmo di inquietudini.
Bellissima la fotografia, a cura di Alejandro Martínez, desaturata e livida al pari del mondo di morte che descrive. Visionaria e bizzarra la colonna sonora che mescola sonorità ambient e barocco di Handel. Quasi un cammeo infine la presenza di Melanie Griffith, ex-moglie di Banderas, nel ruolo curioso di una manipolatrice di androidi.

CRITICA

"(...) un noir fantascientifico che intrattiene vistosi debiti con 'Blade Runner'. Realizzato a basso budget produttivo, si avvale però di un cast di nomi noti. Antonio Banderas, testa rasata e trench, è adeguato alla parte, così come Dylan McDermott lo è per quella del villain. Con i tratti dinamitati dalla chirurgia 'estetica', invece, Melanie Griffith appare quasi irriconoscibile." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 febbraio 2015)

"Piacerà anche se la trama è poco originale (l'aveva già spremuta 'Io robot') e Banderas come eroe «serio» è ormai improponibile. Tuttavia (...) si consuma bene per via della tensione che il giovane regista Ibáñez è riuscito a far correre per l'intero percorso del racconto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 febbraio 2015)

"Scombinato giallo fantascientifico spagnolo (...) non si capisce niente. Antonio Banderas dal testone pelato sgrana di continuo gli occhi. Soprattutto davanti alla stagionatissima Melanie Griffith: ma quella è davvero mia moglie?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 febbraio 2015)
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