Ai nostri amori

À nos amours

FRANCIA - 1983
Ai nostri amori
Suzanne, adolescente di quindici anni, vive in famiglia e segue gli studi con disordinato interesse. Dinanzi all'opprimente clima familiare che è costretta a respirare, preferisce, in maniera spontanea ma ugualmente confusa, intrecciare rapporti sentimentali e sessuali con i suoi coetanei. E' proprio la sua famiglia infatti a metterla in difficoltà. Il padre e la madre sono in lite continua e il fratello cerca inutilmente di smussare i dissidi. Un giorno il padre, dopo un serrato colloquio con la figlia, decide di andarsene. La madre, rimasta sola, sfoga la sua rabbia contro Suzanne, che trova un nemico anche nel fratello, diventato manesco e isterico. Così la ragazza continua a coltivare i suoi amori, con uno dei quali, tra la sorpresa generale, arriva a sposarsi. Ma il matrimonio ha breve durata. Una sera, il padre torna a casa, usa parole pesanti contro l'intera famiglia provocando ulteriori, esagitate reazioni. Suzanne infine prende una decisione: lasciato il marito, parte per gli Stati Uniti in compagnia di un altro ragazzo. Sarà il padre ad accompagnarla all'aeroporto, ma il loro rapporto è ormai perduto per sempre.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: MICHELINE PIALAT PER GAUMONT, FR3 , LES FILMS DU LIVRADOIS
  • Distribuzione: LUCAS FILM (1987) - GENERAL VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI
  • Vietato 14

NOTE

- DIALOGHI: ARLETTE LANGMANN E MAURICE PIALAT.

- PREMIO CESAR COME MIGLIOR FILM E A SANDRINE BONNAIRE COME MIGLIORE ATTRICE EMERGENTE (1984).

CRITICA

"Al centro della storia è la figura di Suzanne, ragazza in apparenza disinibita, in realtà ancora fragile, incapace di veder chiaro dentro di sé e nel suo futuro e quindi sostanzialmente immatura, indifesa nei confronti della vita. Sembra che l'assenza di affetti familiari possa rappresentare per il regista uno degli elementi decisivi per giustificare la confusione mentale di Suzanne. Tutta la vicenda è girata con il taglio del 'cinema-verità', con immagini secche, fredde, con una tecnica povera e disadorna che è (o dovrebbe essere) il riflesso della sostanziale povertà d'animo di tutti i personaggi. L'abilità di Pialat sta nel non farci capire se il comportamento di Suzanne rappresenti un caso limite o debba intendersi invece come emblematico delle quindicenni di oggi. E' certo che il ritmo narrativo del film, per quanto originale e inconsueto, impone di rinunciare a troppi passaggi, risultando schematico e scarsamente funzionale al racconto. L'inferno di questa famiglia è dato per scontato, il dialogo non supporta i frequenti isterismi e, in un contorno francamente abbozzato con eccessiva rapidità, si impone con grande vigore solo il personaggio di Suzanne, cui dà calore, convinzione e personalità Sandrina Bonnaire". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 103, 1987).
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