Agnus Dei

Les Innocentes

FRANCIA, POLONIA - 2016
4/5
Agnus Dei
Polonia, dicembre 1945. Mathilde Beaulieu, giovane collaboratrice della Croce Rossa responsabile dei sopravvissuti francesi prima del loro rimpatrio, viene chiamata a prestare soccorso a una suora polacca. Riluttante sulle prime, Mathilde infine accetta di seguirla nel convento di suore benedettine in cui, lontano dal mondo che le circonda, vivono una trentina di religiose. Qui, Mathilde scoprirà che molte di loro sono state sottoposte a violenze carnali da parte di soldati sovietici e che sono in procinto di partorire. A poco a poco, l'atea e razionalista Mathilde svilupperà una complessa relazione con queste suore saldamente fedeli alle regole della loro vocazione...
  • Altri titoli:
    Agnus Dei
    The Innocents
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: MANDARIN CINEMA, AEROPLAN FILM, ANNA WLOCH
  • Distribuzione: GOOD FILMS
  • Data uscita 17 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Agnus Dei ci ricorda quanto può essere terribile l’impatto degli ideali con gli orrori di cui è capace la nostra specie.
Il modo in cui la fede più incrollabile nel bene e nella giustizia reagisce o soccombe alle aggressioni della storia.
Un conflitto drammatico che il film della Fontaine – sceneggiato dalla regista insieme a Bonitzer, Karine e Vial, tratto da un fatto realmente accaduto – mette in scena nello spazio allegorico di un convento, il focolare di Dio, violato da un manipolo di soldati russi alla fine della seconda guerra mondiale.
Siamo nel 1945 in Polonia. Mathilde (Lou de Laâge) è una crocerossina che assiste i francesi feriti in battaglia in un ospedale di fortuna allestito sul campo. Finché un giorno una suora benedettina non la trascina in convento, dove sette delle sue consorelle sono in stato interessante, tra sofferenze fisiche e morali: pochi mesi prima un manipolo di soldati dell’Armata Rossa aveva preso d’assalto l’abbazia e stuprato le povere suore. Mentre la luce debole delle candele lotta per non spegnersi nelle tenebre, la fede – quella in Dio e quella in una società più giusta: Mathilde, da atea e comunista, è parimenti chiamata in causa – agonizza sotto i colpi inferti dal male.
Eppure dalla sofferenza può nascere (letteralmente) vita, anche se per ognuno l’esito è diverso: per una suor Maria (Agata Buzek) che sembra accettare la volontà del Signore trasformandola in grazia, c’è una madre badessa(Agata Kulesza) ingabbiata nei propri dogmi, incapace di venire a patti con la realtà al punto da lasciarsi morire fisicamente e spiritualmente. Ma le sfaccettature sono molte di più per fortuna e conferiscono al testo la giusta distanza ed elasticità ideologica.
Bello poi il tema dell’incontro, di una solidarietà femminile che trascende i rispettivi perimetri di fede – Mathilde capisce queste suore più di alcune delle loro consorelle. Un punto di vista moderno, che interessa molto il mondo di oggi e le sue diverse chiese. Prima fra tutte quella di Papa Francesco.

CRITICA

"Se l'argomento era dei più difficili, Anne Fontaine lo affronta con una misura esemplare. Ne ricava un magnifico film a porte chiuse, quasi interamente isolato nel monastero (che a qualcuno ricorderà il bel film 'Ida') immerso nelle nevi dell'inverno polacco. L'altro ambiente è l'unità sanitaria francese, dove la sceneggiatura colloca l'unico personaggio maschile, ma tutt'altro che trascurabile: un medico militare ebreo. Pur esponendoci al rischio di stereotipo parlando di qualcosa di complesso e indefinibile come la sensibilità femminile, ebbene: in 'Agnus Dei' c'è una scena che non riusciremmo a immaginare se non diretta da una donna. Quella in cui Mathilde e Maria, l'atea e la religiosa, si abbandonano a un momento di reciproca confidenza vicina all'intimità. Film fatto di sfumature e mezzitoni, malgrado l'atrocità dell'episodio centrale, quello di Anne Fontaine è straordinariamente raffinato anche sul piano della rappresentazione; dove ogni inquadratura, che sia diurna oppure al lume di lampade evocanti la pittura di La Tour, è meditata e composta come un dipinto. E tuttavia - ecco il piccolo miracolo laico - le scene non sono affatto statiche, ma dinamiche e naturali. Scritto dalla regista assieme a Pascal Bonitzer (...) 'Agnus Dei' affronta un tema sensibile, ieri come oggi (gli stupri di guerra si ripetono inesorabilmente) con una pietà senza pietismo, cercando l'umano anche in mezzo al più tetro degli orrori. Fontaine ha il coraggio di sorpassare il limite, spezzare il punto di equilibrio comune alla maggioranza dei film per mostrare le lacerazioni, il dolore, ma anche la forza delle donne. E, per aiutarci a riflettere sul prezzo che le donne pagano alla violenza maschile in ogni conflitto e in ogni tempo, si serve di un cast 'misto' (la francese Lou de Laâge, Agata Buzek e altre attrici polacche nella parte delle suore) semplicemente perfetto." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 novembre 2016)

"Un film duro e spinoso che tuttavia, grazie allo stile vibrante e le magnifiche interpreti (Kulesza/superiora e Buzek/Maria su tutte) non si rifugia nella nicchia d'arte e d'essai e merita il contatto con un pubblico vasto ed eterogeneo. (...) Mai ammiccante o buonista, la regista Fontaine trasforma in tersa narrazione filmica i fumosi dilemmi teorici su fede religiosa e morale laica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 novembre 2016)

"Poliedrica e affamata di narrazioni incisive, la francese Anne Fontaine si è ispirata alla vera storia di Madeleine Pauliac 'angelo' del soccorso di svariate monache vittime delle peggiori violenze: dalla cronaca ha elaborato un lavoro di verosimiglianza rigoroso e struggente, totalmente al femminile anche nei crediti realizzativi. Emergono la brutalità dei fatti accompagnata dall'intimo disagio del loro effetto, ma soprattutto la necessaria emancipazione di un 'compromesso' fra disciplina e apertura al mondo, senza inficiare ogni valore di Fede." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 17 novembre 2016)

"Fredda e precisa nel riprendere il drammatico paradosso tra maternità e castità nella silenziosa vita del convento in un gelido inverno del 45, la Fontaine (...) ricostruisce l'intervento dolce e determinato del medico, la pressione di omertà della madre superiora, le incursioni dei militari di Stalin, i rifiuti d'assistenza delle suore e l'evento pressoché collettivo, prodigioso, delle nascite. Difficile sostenere che esiste una regia femminile distinta da una maschile, ma c'è da discutere davanti alle sequenze di confessione di dolore e vergogna, dei parti tormentati e dell'accettazione del destino. Cast formidabile (...)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 17 novembre 2016)

"Piacerà a chi ha aspettato per mezzo secolo qualche film che raccontasse anche le crudeltà dei vincitori. Dopo 'Katyn' di Wajda (che ha infranto il tabù) ecco 'Agnus Dei' che oltre ai menti civili ha anche quelli (tutt'altro che trascurabili) di fattura. L'orrore è rievocato con toni sommessi, però mai elusivi, la sceneggiatura è un modello di dolorosa misura." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 novembre 2016)

"(...) è un film intenso e vigoroso che Anne Fontaine ha girato avendo intercettato la vera storia di Madeleine Paulia - conservata in alcuni appunti -, medico ufficiale delle Forze interne francesi nominata nell'aprile del 1945 primario all'ospedale francese di Varsavia e in forza alla Croce Rossa, con duecento missioni svolte in territorio polacco. In queste circostanze ebbe modo di scoprire l'orrore degli stupri perpetrati dai russi, che non avevano risparmiato di abusare per giorni anche di quelle monache, lasciandone sette incinte. (...) La regista, con squisita sensibilità femminile e assoluto rispetto per un tema così forte e doloroso - sono perfetti, talvolta strazianti, i dialoghi, e delicatissimi, sofferenti i volti delle consacrate - si mette a lato di Mathilde, conservandone lo stupore e l'angoscia (...). E senza tesi dimostrative: lo spettatore attento non può che entrare in sintonia profonda con quei volti di donne - sono tutte eccezionali le attrici - e con le domande, alcune senza risposta, che le monache e il medico si pongono. Passando dall'oscurità alla luce (...)." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 10 aprile 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy