A-Team

The A-Team

USA - 2010
2/5
A-Team
L'A-Team è un commando composto da ex combattenti della guerra in Medio Oriente, un tempo appartenenti alle forze speciali dell'esercito americano, che a causa di un errore del sistema giudiziario vive in fuga dalle autorità per un reato che non ha commesso. Il colonnello John "Hannibal" Smith, il tenente Templeton "Sberla" Peck, il sergente Bosco "P.E./Pessimo Elemento" Baracus e il capitano H.M. Murdock, a bordo del loro furgone GMC, sopravvivono prestando servizio come mercenari assoldati da persone in difficoltà e costrette a vivere situazioni di ingiustizia nei propri confronti.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 235/435 XTREME, DIGITAL INTERMEDIATEPANAVISION, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: personaggi dell'omonima serie TV creati da Frank Lupo e Stephen J. Cannell
  • Produzione: RIDLEY SCOTT, TONY SCOTT, STEPHEN J. CANNELL, JULES DALY, IAIN SMITH, ALEX YOUNG, ROSS FANGER, SPIKE SELDIN E LEE CLEARY PER SCOTT FREE PRODUCTIONS, DUNE ENTERTAINMENT, STEPHEN J. CANNELL PRODUCTIONS, TWENTIETH CENTURY-FOX FILM CORPORATION, TOP COW PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 18 Giugno 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Negli anni '80 erano ex soldati che avevano combattuto in Vietnam. E la voce fuori campo ricordava, all'inizio di ogni episodio, che "Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam, vennero condannati ingiustamente da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza si rifugiarono a Los Angeles vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere e se riuscite a trovarli forse potrete ingaggiare il famoso A-Team".
Sul grande schermo, 23 anni dopo l'ultima puntata, l'A-Team - sempre composto dal colonnello John "Hannibal" Smith (Liam Neeson), Templeton "Sberla" Peck (Bradley Cooper), il roccioso Bosco "P.E." Baracus (Quinton 'Rampage' Jackson) e il folle H.M. Murdock (Sharlto Copley) - si ritrova in una landa desolata dell'assolato Messico per poi affiancare l'esercito USA durante la missione irachena. Accusati ingiustamente (ancora una volta...) di un crimine che non hanno commesso, vengono degradati e condannati a dieci anni di carcere militare. Ci rimangono poco però, perché Hannibal considera ancora "viva" la missione affidatagli dal generale Morrison (quella di debellare un traffico con il Medio Oriente di matrici in grado di falsificare i dollari americani) e, soprattutto, non può restare con le mani in mano: riabilitare il proprio nome, e quello della sua squadra, diventa l'obiettivo primario da raggiungere.
Dopo Charlie's Angels, Starsky & Hutch e Hazzard, anche il glorioso A-Team deve fare i conti con la riduzione per il grande schermo: del telefilm originario (creato da Stephen J. Cannell e Frank Lupo, prodotto dalla NBC dal 1983 al 1987) rimangono accenni divertenti (l'amato van nero a bande rosse, icona della serie, rimesso a nuovo e distrutto definitivamente dopo qualche minuto di film, la paura di volare che affligge Baracus) e omaggi funzionali (nel manicomio da cui fuggirà Murdoch viene proiettato un episodio della serie in 3D, con tanto di HUMVEE che bucherà realmente lo schermo per trarlo in salvo), ma anche il tempo (e lo spettacolo) vuole la sua parte. E così, a parte l'abituale tentativo di creare una sorta di trait d'union tra il vecchio e il nuovo (ma i cammei dei vecchi protagonisti sono soltanto due, di Kirk Benedict e Dwight Schultz, con Peppard morto da sedici anni e Mr. T che ha rifiutato l'offerta), il gruppo odierno non può più misurarsi con l'azione senza violenza (esplosioni e sparatorie, nel telefilm, non uccidevano mai nessuno), argomento che vedrà Baracus impegnato seriamente a confrontarsi con un periodo di profonda crisi di coscienza e, quel che è ancora più lampante, non può più permettersi i "nulla di fatto" che, da sempre, avevano contraddistinto l'attività di sciupafemmine del cialtrone, ma simpaticissimo Sberla. Che Bradley Cooper è bravo ad attualizzare, sfruttando faccia tosta e fisicità (dando vita anche a molteplici duetti con l'ex fiamma interpretata da Jessica Biel), spostando però l'equilibrio del gruppo più volte dalla sua parte, di fatto assumendo il ruolo-guida nel pirotecnico finale progettando la strategia d'azione, compito da sempre affidato al colonnello Hannibal Smith (non male la prova di Neeson, ma Peppard era un'altra cosa). Ed è così, alla fine, che la vera sorpresa rimane l'interpretazione di Sharlto Copley (già ottimo protagonista di District 9), veramente incontenibile nei panni di un Murdoch ancora più pazzo del già notevolmente "folle" Dwight Schultz, infallibile e spericolato pilota, scheggia impazzita in un film che - senza dimenticare l'eco della celebre frase/manifesto pronunciata da Hannibal ("Amo i piani ben riusciti") - è più "riuscito" di quanto si potesse temere (in regia c'è lo stesso Joe Carnahan di Smokin' Aces...), ma fondamentalmente inutile come tante altre produzioni di questo tipo.

NOTE

- LA REGIA ERA STATA INIZIALMENTE AFFIDATA A JOHN SINGLETON.

CRITICA

"Il saccheggio della tv da parte della settima arte continua, a dispetto di chi pensava che il piccolo schermo avrebbe ucciso il cinema. Invece l'immaginario catodico continua a nutrire sceneggiatori a corto di idee. Subito dopo 'Sex and the City' arriva sugli schermi 'A-Team' ispirato al teIefilm di culto degli anni Ottanta. La nuova squadra è composta da Liam Neeson (Hannibal), Bradley Cooper (Sberla), il lottatore Rampage (P.E. Baracus) e Sharlto Copley (Murdok), ma ovviamente non sono più reduci del Vietnam, bensì dell'Iraq. (...) Ma il regista spinge sul pedale degli effetti spettacolari, con esplosioni e inseguimenti che in due ore finiscono per frastornare lo spettatore e appesantire il racconto trasformandolo in uno dei tanti action movie del grande schermo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 18 giugno 2010)

"Mai fidarsi di film con titoli di testa lunghi, supponenti. Pasolini risolveva tutto con un'unica inquadratura, mentre 'A-Team' continua con le credenziali per i primi 20 minuti. Il pubblico, che è ormai televisivo, sa bene che si tratta della tanto attesa (tutto è relativo) versione cinema di un telefilm cult anni '80 col terzo d'una sporca dozzina, cioè quattro reduci dal Viet (qui dall'Iraq) con George Peppard, qui l'affaticato Liam Neeson, cui spetta di diritto la battuta da ripassare a casa in tutta la sua profondità: 'Adoro i piani ben riusciti'. Chissà se il film di Carnahan, sconosciuto pupillo di Tom Cruise che ha sceneggiato la terza 'Mission Impossible', può considerarsi riuscito: di sicuro ce la mette tutta con un falso ritmo, il montaggio da spot, spiate e sorprese un tot al chilo, action come nei cartoon e battutacce da 'Mash', surreali pericoli in confronto ai quali 007 è neo realismo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 giugno 2010)

" 'L'A-Team' o, come alcuni lo chiamavano per quel rapporto tanto stretto tra omaccioni respinti ingiustamente dall'esercito per un errore giudiziario, il gay-Team, è un cult difficile da dimenticare. Fa parte di quella prima nuova era televisiva dei serial, quella degli anni 80, che sapeva entusiasmare con mezzi limitati. Già, perchè a rivederli nelle mattine Mediaset ora, fanno sorridere: effetti speciali improbabili, sceneggiature naif (ma dialoghi di ferro), regia zoppicante. Ma avevano una genuinità e un'ingenuità impagabili. Questo 'A-Team' cinematografico, fracassone e mai divertente - se si esclude la scena dei passaporti e alcune battute involontariamente comiche (P.E. the cita Gandhi, sic, o che si fa una pettinatura alla Samuel L. Jackson in 'Pulp Fiction') - delude invece da subito. Forse perchè l'antefatto dura più di metà del film, alla Robin Hood, e fiacca anche il fan più affezionato. (...) E così ci si ritrova di fronte a due ore di rumoroso nulla, a una trama che è pretesto più che testo, su cui gli attori e un regista che precipita inspiegabilmente nella mediocrità piatta, Joe Carnahan (e dire che l'efficace 'Narc' e l'ottimo 'Smokin' Aces' sono suoi), non riescono a lavorare decentemente. E così di fronte all'A-Team ci annoiamo come mai è successo, in alcuna puntata televisiva, dal 1983 al 1987. Si perdono persino i contenuti contro le gerarchie militari e il potere costituito (generali corrotti, Cia composta da avidi e/o idioti, ingiustizie sparse) che tanto rendeva anarchico e un po' situazionista il telefilm. Appare stanca e goffa la pellicola quando non ci si trova sul campo di battaglia, necessita di flash-back in pillole per risvegliare lo spettatore." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 18 giugno 2010)
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