A-Team

The A-Team

USA - 2010
L'A-Team è un commando composto da ex combattenti della guerra in Medio Oriente, un tempo appartenenti alle forze speciali dell'esercito americano, che a causa di un errore del sistema giudiziario vive in fuga dalle autorità per un reato che non ha commesso. Il colonnello John "Hannibal" Smith, il tenente Templeton "Sberla" Peck, il sergente Bosco "P.E./Pessimo Elemento" Baracus e il capitano H.M. Murdock, a bordo del loro furgone GMC, sopravvivono prestando servizio come mercenari assoldati da persone in difficoltà e costrette a vivere situazioni di ingiustizia nei propri confronti.

CAST

NOTE

- LA REGIA ERA STATA INIZIALMENTE AFFIDATA A JOHN SINGLETON.

CRITICA

"Il saccheggio della tv da parte della settima arte continua, a dispetto di chi pensava che il piccolo schermo avrebbe ucciso il cinema. Invece l'immaginario catodico continua a nutrire sceneggiatori a corto di idee. Subito dopo 'Sex and the City' arriva sugli schermi 'A-Team' ispirato al teIefilm di culto degli anni Ottanta. La nuova squadra è composta da Liam Neeson (Hannibal), Bradley Cooper (Sberla), il lottatore Rampage (P.E. Baracus) e Sharlto Copley (Murdok), ma ovviamente non sono più reduci del Vietnam, bensì dell'Iraq. (...) Ma il regista spinge sul pedale degli effetti spettacolari, con esplosioni e inseguimenti che in due ore finiscono per frastornare lo spettatore e appesantire il racconto trasformandolo in uno dei tanti action movie del grande schermo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 18 giugno 2010)

"Mai fidarsi di film con titoli di testa lunghi, supponenti. Pasolini risolveva tutto con un'unica inquadratura, mentre 'A-Team' continua con le credenziali per i primi 20 minuti. Il pubblico, che è ormai televisivo, sa bene che si tratta della tanto attesa (tutto è relativo) versione cinema di un telefilm cult anni '80 col terzo d'una sporca dozzina, cioè quattro reduci dal Viet (qui dall'Iraq) con George Peppard, qui l'affaticato Liam Neeson, cui spetta di diritto la battuta da ripassare a casa in tutta la sua profondità: 'Adoro i piani ben riusciti'. Chissà se il film di Carnahan, sconosciuto pupillo di Tom Cruise che ha sceneggiato la terza 'Mission Impossible', può considerarsi riuscito: di sicuro ce la mette tutta con un falso ritmo, il montaggio da spot, spiate e sorprese un tot al chilo, action come nei cartoon e battutacce da 'Mash', surreali pericoli in confronto ai quali 007 è neo realismo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 giugno 2010)

" 'L'A-Team' o, come alcuni lo chiamavano per quel rapporto tanto stretto tra omaccioni respinti ingiustamente dall'esercito per un errore giudiziario, il gay-Team, è un cult difficile da dimenticare. Fa parte di quella prima nuova era televisiva dei serial, quella degli anni 80, che sapeva entusiasmare con mezzi limitati. Già, perchè a rivederli nelle mattine Mediaset ora, fanno sorridere: effetti speciali improbabili, sceneggiature naif (ma dialoghi di ferro), regia zoppicante. Ma avevano una genuinità e un'ingenuità impagabili. Questo 'A-Team' cinematografico, fracassone e mai divertente - se si esclude la scena dei passaporti e alcune battute involontariamente comiche (P.E. the cita Gandhi, sic, o che si fa una pettinatura alla Samuel L. Jackson in 'Pulp Fiction') - delude invece da subito. Forse perchè l'antefatto dura più di metà del film, alla Robin Hood, e fiacca anche il fan più affezionato. (...) E così ci si ritrova di fronte a due ore di rumoroso nulla, a una trama che è pretesto più che testo, su cui gli attori e un regista che precipita inspiegabilmente nella mediocrità piatta, Joe Carnahan (e dire che l'efficace 'Narc' e l'ottimo 'Smokin' Aces' sono suoi), non riescono a lavorare decentemente. E così di fronte all'A-Team ci annoiamo come mai è successo, in alcuna puntata televisiva, dal 1983 al 1987. Si perdono persino i contenuti contro le gerarchie militari e il potere costituito (generali corrotti, Cia composta da avidi e/o idioti, ingiustizie sparse) che tanto rendeva anarchico e un po' situazionista il telefilm. Appare stanca e goffa la pellicola quando non ci si trova sul campo di battaglia, necessita di flash-back in pillole per risvegliare lo spettatore." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 18 giugno 2010)
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