Passengers

Passeggero, di nome e di fatto: la sci-fi di Morten Tyldum sguazza tra love story a buon mercato e filosofismi galattici

2 gennaio 2017
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Passengers

Durante un viaggio interstellare, il passeggero Jim (Chris Pratt) si risveglia dall’ibernazione anzitempo: la meta, un pianeta artificiale, lo vedrà morto, perché non sarà raggiunta prima di 90 anni… Che fare? In primis, provarle tutte: svegliare l’equipaggio, invertire la rotta, provare a divertirsi, farsi – il barman androide Arthur è Michael Sheen – un goccetto.

Ma nulla possono, questi tentativi e siffatti diversivi: Jim è disperato, semplicemente, non ce la fa, non ce la può fare da solo. Come nel più classico lascia (la speranza) o raddoppia, Jim decide di svegliare Aurora (Jennifer Lawrence), una bella e facoltosa scrittrice imbarcata – classe superiore – sulla stessa astronave. Tra i due è idillio, ma la verità sarà scomoda…

Se Arrival di Denis Villeneuve fa ben sperare per le sorti magnifiche e progressive del genere sci-fi, non così questo Passengers, diretto dal Morten Tyldum di The Imitation Game: occhieggiante, inconsultamente, a vette quali 2001 e Stalker, dibattuto tra love story ed esistenzialismo galattico, paga esplicitamente una sceneggiatura senza mordente e interpreti – su tutti, la Lawrence, ma anche Laurence Fishburne è bolso assai – inappetenti, che mandano in vacca anche le sequenze, non molte, più spettacolari.

Non rimarrà: passeggero, di fatto.

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