On the Milky Road

Animali, (belle) donne, botti, guerra e danze: Emir Kusturica è tornato. Con Monica Bellucci

12 maggio 2017
2,5/5
On the Milky Road

Gli animali e le belle donne, la guerra, i botti e le danze balcaniche (ma non solo), la morte e i fellinismi surreali.

Dall’ultimo film di Emir Kusturica, On the Milky Road, c’è tutto quello che ci aspetta da un suo film degli ultimi 20 anni eppure, al netto delle ripetizioni, c’è un’energia che non si trovava negli ultimi suoi film, specie nel terrificante Promettilo.

Qui il regista è anche protagonista nei panni di un soldato che dopo la guerra si vede chiuso tra due donne: la sorella di un eroe di guerra in procinto di tornare al villaggio e che lo vuole sposare e una contadina portata lì da un’altra città proprio per far sposare l’eroe. Ma l’ex-marito di questa donna le sta dando la caccia. Kusturica scrive un melodramma oltre ogni riga, come da tradizione, ambientato – come da tradizione – ai confini geografici e storici della guerra civile jugoslava.

La guerra però stavolta è solo lo sfondo, nemmeno il contesto, le bombe iugoslave che non fanno male e quelle senza bandiera (le tute nere delle forze speciali private come allegoria dell’ONU?) che invece uccidono servono per caricare e dare forza simbolica alla storia d’amore che, assieme ai concetti di bellezza e poesia naturalista (gli animali grandi mattatori fin dalla prima buffa sequenza, i frutti, i luoghi dell’entroterra serbo), riescono a far superare ogni orrore, con il rischio però di lasciare vuoti incolmabili.

Il film, anche qui come da tradizione, rispecchia perfettamente la personalità di Kusturica: chiassoso, riempito fino alla ripetizione di musiche e balli, di fughe e oasi di amore, di buffoneria arcadica e poeticismi. E’ spesso fuori tono, sgangherato; eppure sa far scorrere una certa vitalità dalle sue immagini, sa mescolare il dolore della morte con il suo esorcismo crasso. Sa restituire – anche con tratti di cinema forte – il senso di un racconto e di una cultura popolari facili da accantonare. Se si aggiungono il bel finale (preso da un suo cortometraggio precedente), la bellezza sfacciata di Sloboda Micalovic e la prova trattenuta di una Monica Bellucci che recita in serbo, On the Milky Road si solleva dal disastro che tutti pensavamo fosse.

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