Da’ wah

Come si diventa guide religiose per conto di Allah? Andando al collegio islamico. Il bel documentario di Italo Spinelli

4 novembre 2017
3,5/5
Da’ wah

Ore tre di notte: sveglia. Poi si indossa il gamis, il copricapo e il turbante e si va a fare la doccia. Lì si fanno le abluzioni per essere pronti alla preghiera. Si prega nella posizione perfetta che è quella allineati e avvicinati l’uno all’altro. Si legge il Corano. Poi c’è una breve lezione e infine si va nel campo per gli esercizi mattutini. E’ l’inizio della giornata tipo in un collegio islamico, un pesantren come sono chiamati in Indonesia. La scuola si chiama Dalwa e si trova nella regency di Pasuruan, nella provincia orientale di Giava, dove sono situati altri 200 collegi religiosi. Lì ci studiano oltre 2.700 ragazzi tra i 6 e i 18 anni.

E proprio Da’ wah (che significa l’invito) si intitola il documentario di Italo Spinelli, presentato alla Festa del cinema di Roma come evento speciale. Attraverso la voce di quattro giovani studenti che sognano un giorno di poter finalmente divenire Ustād, o meglio guide religiose e predicatori dei precetti di Allah, il regista ci rivela una loro giornata tipica poco prima del ritorno a casa per la pausa estiva del Ramadan. Ma soprattutto ci rivela un Islam diverso, mostrandoci un volto inedito di una religione ormai troppo tristemente associata alla parola terrorismo. Lì dove si studia l’arabo e si impara a leggere il Corano senza le vocali, l’etica è la cosa più importante. “Non terrorizzate le persone e non minacciate. Questo non è permesso. La violenza è proibita”, predica il maestro agli alunni tutti vestiti con le tuniche bianche contrapponendo la compassione e i gentili consigli all’aggressività.

Insomma questo doc, che uscirà nelle sale in primavera distribuito da Merlino, è una piccola goccia nel mare che potrebbe cambiare l’immagine dell’Islam associata alla violenza. Perché l’Islam non è sinonimo di bombe e terrorismo, ma è una religione di pace. “L’ho iscritto lì perché voglio che capisca. Non come me che sono stupido”, dice un padre povero e non istruito riferendosi al piccolo figlio che ha segnato alla scuola. Allo stesso modo Da’wah, come il padre del bambino, sembra dirci: voglio che capiate e non siate stupidi. Ed effettivamente guardiamo il film e subito dopo ci sentiamo meno stupidi. Il Da’wah, l’invito, ha funzionato.

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