Alberto Rondalli presenta Agadah

"L'ispirazione è da Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki, opera immensa e ambiziosa, non compresa dai suoi contemporanei", dice il regista. Con Alessio Boni, nelle sale dal 16 novembre
Alberto Rondalli presenta Agadah

“L’opera di Jan Potocki è immensa e ambiziosa. Non è stato compreso dai suoi contemporanei e questo l’ha portato prima alla depressione e poi al suicidio”, così il regista Alberto Rondalli parla del suo nuovo fim liberamente tratto dal celebre Manoscritto trovato a Saragozza (1805) dello scrittore polacco. Un romanzo dotato di una complessa struttura narrativa, costituita da storie concatenate una dentro l’altra in una maniera che può vagamente ricordare Le mille e una notte e il Decamerone.

Il film si intitola Agadah che significa raccontare: “una parola che ingloba le varie forme di narrazione, quelle filosofiche, ma anche gotiche e erotiche. E’ un termine cabalistico che si può tradurre con narrare nelle sue varie accezioni”, dice il regista che ha diretto questa storia ambientata in una realtà popolata da briganti, zingari, forche, cabalisti e fantasmi.

“Nel romanzo ci sono sessantasei giornate nelle quali si intersecano centinaia di personaggi. Il film ovviamente per necessità poteva farne un piccolo sunto quindi sono raccontati solo dieci giorni. E’ una piccola riduzione del romanzo”, dice Alberto Rondalli che poi sullo scritto di Jan Potocki specifica: “Si è servito del racconto gotico, dell’esoterismo e della filosofia per poi distaccarsene. Infatti scopriamo che il personaggio del cabalista poi in realtà non lo è. Era un uomo di una cultura incredibile, conosceva moltissime lingue. Quasi tutti i personaggi della sua opera in realtà sono una trasfigurazione di Potocki stesso”. Lo scrittore di ascendenza nobile durante la sua vita viaggiò moltissimo e proprio le sue conoscenze gli servirono per scrivere la sua opera più importante, il Manoscritto trovato a Saragozza per l’appunto. Nel 1812 in preda alla depressione staccò una fragola d’argento che adornava una sua teiera e limandola giorno dopo giorno ne fece una sfera, quando raggiunse le dimensioni adatte la utilizzò come pallottola per suicidarsi.

“Non ho letto il libro di Potocki e non conoscevo neanche la cabala. Mi ha colpito la sceneggiatura perché è un viaggio onirico meraviglioso che mi ha portato dentro la follia dell’essere umano”, dice Alessio Boni che nel film interpreta un cabalista ebreo. Protagonista e voce narrante del film è Nahuel Pérez Biscayart nel ruolo di Alfonso di van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo che ha ricevuto l’ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli nel più breve tempo possibile. Nel cast ci sono anche Jordi Molla, Alessandro Haber, Caterina Murino, Umberto Orsini, Valentina Cervi, Federica Rosellini, Pilar Lòpez de Ayala, Marco Foschi e tanti altri.

Lungo il cammino, attraversando l’altopiano delle Murgie, Alfonso incontrerà spettri e demoni inquietanti. E’ stato difficile realizzare un film con una serie di effetti speciali rispettandone comunque la ricchezza gotica dei vari racconti fantastici? “Ho cercato di integrare gli interventi computerizzati con effetti di tipo artigianale come per esempio l’uso di scheletri reali opportunamente scenografati. Se l’effetto digitale avesse contraddetto l’impostazione estetica del film sarebbe stato devastante”, risponde il regista che ha girato prevalentemente in Puglia e in Basilicata, ma anche a Roma e a Bergamo “dove abbiamo trovato un castello incredibile”. Agadah uscirà distribuito da Ra. Mo. in sessanta copie il 16 novembre.

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