Vittoria e Abdul

Victoria and Abdul

USA, GRAN BRETAGNA - 2017
La straordinaria storia vera di un'inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell'incredibile regno della Regina Vittoria. Quando il giovane commesso Abdul Karim si mette in viaggio dall'India per partecipare al Giubileo d'oro della Regina, si ritrova sorprendentemente nelle grazie della Regina stessa. Mentre quest'ultima si interroga sulle costrizioni della sua antica posizione, i due instaurano un'improbabile e devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.

CAST

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017).

- JUDI DENCH È STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR ATTRICE.

CRITICA

"(...) un mélo per signore, gradevole, innocuo, spiritoso, scritto meravigliosamente da Lee Hall, diretto da Stephen Frears, regista di Buckingham Palace autore di 'The Queen': duello di regine, dame, ipocrisie regali. L'imbolsita dal trucco Judi («M» di 007) fa da mattatrice con la sua mutazione psicosomatica, lo sguardo ferocemente tenero di Vittoria (...). Perfetta, sontuosa macchina di scene e costumi in stile 'Downton Abbey', il film gioca su un pezzettino segreto di storia postuma, come l'amicizia della stessa regina (e stessa Dench) con lo stalliere scozzese ('La mia regina'). Frears non tenta di attraccare i fatti al presente, certo tiene per l'indiano, che alla fine piange la sua longeva queen, pronto al sorriso per scelta ma alla reverenza per dovere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 ottobre 2017)

"Certo che lo Stephen Frears non solo delle origini (My Beautiful Laundrette') ma anche solo di poche stagioni fa (l'indimenticabile 'Philomena') risulta irriconoscibile in questo scampolo di grande storia spiata dal buco della serratura. E non con la forza rappresentativa ed emozionante, per intenderci, di un film come 'II discorso del Re'. (...) Se non fosse per la presenza di un'attrice comunque preziosa e sempre valorosa come Judi Dench definiremmo il film trascurabile." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 26 ottobre 2017)

"L'incontro tra colonizzato e colonizzatore viene ripercorso in chiave di commedia, buoni sentimenti, battute e siparietti che mettono da parte la ferocia dell'impero e le rivolte con lo stesso ossequio con cui Abdul continuerà a baciare il piede della sovrana anche dopo morta." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 26 ottobre 2017)

"Con «Victoria e Abdul» (...) Stephen Frears firma un altro dei suoi film d'epoca che parlano di oggi e ritrae una Regina che solo Dench poteva rendere così autentica e impeccabile (...) Ancora una volta, e senza sforzo, Judi Dench dimostra l'immensità del suo talento." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 26 ottobre 2017)

"Tentativo da parte del maestro inglese Stephen Frears di fondere la satira agrodolce sulla monarchia alla 'The Queen' (suo grande successo del 2006) con l'eterna formula della strana coppia da lui visitata con brio nel recente passato grazie a 'Philomena' (2013). Prima parte perfetta: la ridicola ritualità della corte viene rotta dallo sguardo galeotto di Abdul nei confronti della Regina. Seconda parte più debole con eccessiva enfasi sul ritratto di una donna ribelle, senza approfondire la figura ambigua del misterioso Abdul. Era solo un fan dell'imperialismo inglese o un truffatore? Non è il miglior Frears di sempre ma ce ne fossero di film così." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 ottobre 2017)

"Con la presente straordinaria Queen Victoria, Judi Dench è (...) alla sua ennesima monarca britannica e forse, alla sua migliore. È soprattutto la sua sensibilità attoriale a fornire il cosiddetto valore aggiunto a un'opera del filone 'classico' (e regale..) nella bivalente filmografia di Stephen Frears. In una patina impeccabile, il regista di Leicester racconta i fatti realmente accaduti - ma assai poco noti - attorno all'amicizia fra l'ormai anziana e malinconica regina Vittoria e un giovane indiano. (...) Verità o forzatura romanzata che dir si voglia, resta la scelta non felicissima di Frears di utilizzare una confezione troppo elegante a svantaggio di approcci più coraggiosi di cui lo sappiamo capace." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 ottobre 2017)

"Piacerà al pubblico delle signore innanzitutto (il target del regista era chiaramente quello). Specie delle signore anziane. Soprattutto delle anziane minacciate di interdizione da qualche avido figlio o nipote. Costoro si satolleranno in una delle più belle scene del film. Il figlio maggiore spalleggiato dalla corte minaccia di farla dichiarare incapace e Vittoria reagisce da quella dura che è. Andò veramente così? Probabilmente no. È difficile ritenere Abdul quella gran brava persona, paziente e sensibilissima che viene fuori dal film. Con ogni probabilità fu un furbo che aveva capito come entrare nella guardia della vecchia sovrana e non mollò l'osso finché ci fu osso da spolpare. Ma al grande Stephen Frears (già ottimo narratore di regali imbarazzi con 'The Queen') fare la corretta opera storica non importava un tubo. Frears in 45 anni di carriera ha seguito un unico comandamento: fare il miglior film possibile con le storie affidategli. Perché 'Vittoria e Abdul' funzionasse ha capito subito che doveva raccontare la storia dalla parte di Abdul. Perché la storia coinvolgesse anche a chi non è vecchia signora doveva mettere da parte il dramma e puntare tutto sulla commedia degli intrighi. Lui è bravo e riesce a divertire. I goffi tentativi dei dignitari fanno sinceramente sbellicare (un piccolo capolavoro è la «visita medica» alla quale è sottoposto Abdul)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 ottobre 2017)
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