Trash

BRASILE, GERMANIA, GRAN BRETAGNA - 2014
2/5
Trash
Rafael e Gardo, due ragazzi che smistano rifiuti nelle favelas di Rio, tra i detriti giornalieri della discarica locale trovano un portafoglio e iniziano a immaginare di poter iniziare una nuova vita. Ben presto, però, la polizia locale, guidata dal pericoloso Frederico, si palesa offendo loro una grande ricompensa in cambio del portafoglio. I ragazzi capiscono che il loro ritrovamento è molto importante e con l'aiuto dell'amico Rato iniziano una straordinaria avventura, districandosi tra amici e nemici, per ricostruire la storia del portafogli e risalire al proprietario, José Angelo. Ad aiutarli per trovare la giusta via saranno il disilluso Padre Julliard e la sua giovane assistente Olivia, due missionari americani che lavorano nella loro favela.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo "Trash. Una Storia di soldi e bambini sporchi" di Andy Mulligan (ed. Rizzoli)
  • Produzione: WORKING TITLE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON PEAPIE FILMS, O2 FILMES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 27 Novembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
L'hanno ribattezzato il gemello sudamericano di The Millionaire. E in effetti Trash di Stephen Daldry punta a rinverdire i fasti dell'esotismo in salsa hollywoodiana riusciti a Danny Boyle nella sua sortita indiana, ma il risultato stavolta è ampiamente inferiore.
Tratto dal romanzo originale di Andy Mulligan (ambientato in un generico paese emergente), il film è incentrato su tre adolescenti che vivono vicino a una discarica di Rio e passano i loro giorni a smistare rifiuti per venderli a peso. Un giorno s'imbattono in un borsello contenenti soldi, una carta d'identità, una mappa e una piccola chiave che apre un armadietto in cui sono stipati gli scheletri di un politico locale disonesto.
Storia modello "Davide contro Golia", che pur parlando di favelas, corruzione e religiosità - tre aspetti chiave della società brasiliana - si rivela fin troppo leggera per lasciare il segno.
Eccellenti i giovani interpreti (Tevis, Luis e Weinstein), tutti non professionisti ma dotati di un carisma innato. Il problema è che lo script di Richard Curtis è a corto di idee, mentre Stephen Daldry è così preoccupato di non dispiacere a nessuno (produzione in primis) da non piacere probabilmente nemmeno a se stesso.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE FERNANDO MEIRELLES.

- PRESENTATO ALLA IX EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA 'ALICE NELLA CITTÀ', 'CONCORSO YOUNG ADULT' (IN COLLABORAZIONE CON IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA, 2014, SEZIONE 'GALA'), HA OTTENUTO IL SPECIALE DELLA GIURIA E IL PREMIO DEL PUBBLICO BNL-'GALA'.

CRITICA

"Anche se non quanto il nostro Luigi Comencini, l'inglese Stephen Daldry ha acquisito il titolo di regista dei bambini con il suo commovente 'Billy Elliot'. Titolo che oggi (dopo aver diretto il forse non perfetto ma emozionante 'The Reader' con Kate Winslet ) conferma con 'Trash'. Che sta per spazzatura: infatti la storia si ambienta in una gigantesca discarica contigua a una favela di Rio de Janeiro. (...) I buchi di intreccio non mancano ma un certo respiro dickensiano combinato con un formidabile ritmo incalzante come quello di 'The Millionaire' di Danny Boyle, ne fanno un film d'azione a sfondo umanitario di tutto rispetto. Non una gloriosa pubblicità al Brasile che vuole voltare pagina." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 ottobre 2014)

"Applauditissimo (...) al Festival di Roma, 'Trash' è il nuovo film di Stephen Daldry, il regista di 'Billy Elliot' e 'The Hours', che stavolta parte da un romanzo (autore Andy Mulligan) per raccontare una favola intrisa di verità, tragica, positiva, e piena di energia come 'The Millionaire' di Danny Boyle (...). Tra denuncia e vitalismo, alternando scene forti, come quelle dell'arresto e della tortura del ragazzo che ha trovato il portafoglio, a inseguimenti acrobatici con i protagonisti che si muovono nei bassifondi di Rio con la magnifica leggerezza del ballerino Billy Elliot, Daldry costruisce un'odissea che da una parte rievoca la cronache più crude sui «meninos de rua», dall'altra si rifà alla tradizione magica delle novelle sudamericane (...)."(Fulvia Caprara, 'La Stampa', 19 ottobre 2014)

"(...) tra immagini pubblicitarie del vivere quotidiano in una discarica, al ritmo di un thriller politico a forma di videoclip, con le immancabili figure del prete scomodo e della cittadina statunitense che fa la volontaria per redimere l'Occidente, con i bambini più scaltri dei tremendi poliziotti, ecco servito su un piatto il film da Festa che ci aiuta a scoprire che la rivoluzione non la troveremo in un pranzo ma certamente in una proiezione della sezione Gala." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 21 ottobre 2014)

"(...) action-movie con i tre piccoli eroi contro (quasi) tutti diretto dal regista di 'Billy Elliot' e 'The Hours'. Che travasa in questi scenari esotici tutti i colpi di scena, i trucchi di regia, il senso del ritmo, insomma l'innegabile e laboriosa bravura che rende i suoi film così 'entertaining' e così irritanti. Lasciamo perdere 'City of God' che era tutt'altro (anche se il suo regista, Meirelles, torna qui come produttore e garante). II problema è che, musica a parte, potremmo essere negli 'slum' di qualsiasi continente, non cambierebbe nulla. Ogni tragedia prima o poi diventa fondale e pretesto, d'accordo. Per le favelas però è un po' presto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 novembre 2014)

«Trash» ha vinto il premio del pubblico al recente Festival di Roma e se ne capisce il perché. Favola metropolitana condotta con incalzante ritmo, ambientata in uno scenario sgargiante e recitata da tre in irresistibili ragazzi di strada, il film dello sperimentato Daldry ricorre a tutte le scene madri, le battute chiave, le astuzie di montaggio e le bellurie fotografiche utili a riprendere sotto forma di gradevole spettacolo i disastri societari raccontati dal più aspro cinema poliziesco brasiliano degli ultimi anni («La Città di Dio», «Tropa de Elite»). (...) Rispetto al non troppo dissimile «The Millionaire», però, il tono è più insincero e meno picaresco per lasciare spazio a un compiacimento etnografico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 novembre 2014)

"Il nuovo film del britannico Daldry ('The Hours', 'The Reader') è ancora a misura di bambino come il suo più famoso ('Billy Elliot') e il precedente ('Molto forte, incredibilmente vicino'), segnale di uno sguardo attento ai più piccoli e proteso al futuro. Se ci sono ovvi echi da 'Cidade de Deus' di Meirelles (qui coproduttore) e di un certo cinema 'da favelas', la poetica di Daldry resta comunque distinta in una delle sue migliori opere recenti." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 27 novembre 2014)

"Piacerà a coloro che amano le storie di preadolescenti, almeno quando sono raccontate bene. «Trash» è uno dei casi. A garanzia la firma di Stephen Daldry, che si segnalò 14 anni fa con «Billy Elliot» e che ha mantenuto le promesse. Un «Trash» nient'affatto trash nella presa spettacolare." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 novembre 2014)

"Un'avventura di buoni sentimenti, che punta soprattutto al lato emotivo ma senza banalizzare, costruendo un contesto credibile e scegliendo interpreti adatti. Lo sguardo sul mondo delle favelas è esterno ma non voyeristico, non sfrutta biecamente i bambini e la povertà per fare commuovere e Daldry è un regista di mestiere che sa dirigere anche gli inseguimenti e dà il meglio con i ragazzi alle prese con una realtà molto difficile e con una gran voglia di essere se stessi e realizzare i propri sogni. Qui non siamo ai livelli di 'Billy Elliot', ma è ugualmente un lavoro onesto e partecipe. Poche volte queste situazioni sono state ritratte in questo modo, in 'Midnight' di Walter Salles e Daniel Thomas e rare altre." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 28 Novembre 2014)

"Gli ingredienti sono miscelati per il senso di giustizia nello sguardo dei giusti d'occidente: la povertà delle favele brasiliane, l'ingiuria del degrado infantile, la corruzione della polizia, la musica etnica di Antonio Pinto, interpreti 'di strada' inseriti nella confezione con abile misura. (...) Produce il Meirelles dell'imparagonabile 'City of God'. Premio del pubblico al festival di Roma." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 28 novembre 2014)
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