Qualcosa di buono

You're Not You

USA - 2014
Kate, pianista di musica classica di successo, vede improvvisamente stravolta la sua vita perfetta dalla SLA, malattia devastante e incurabile. Insieme al marito Evan, Kate decide di prendere con sé un assistente a tempo pieno e la scelta cade su Bec, una studentessa di college e aspirante cantante rock che ha risposto all'annuncio pur non avendo la minima esperienza. Bec è confusionaria e incapace di creare stabili relazioni sentimentali e professionali, ma Kate, meticolosa e ostinata, vede qualcosa di speciale in lei e la sceglie come suo "angelo custode"...

CAST

CRITICA

"La malattia come occasione per scoprire la propria voce, i desideri più autentici, la vera immagine di se stessi. Per stringere nuove amicizie, comprendere fino in fondo la forza dei rapporti umani, scoprire l'amore di chi ci sta intorno. Il cinema si sa, ama la malattia, imperdibile occasione anche per gli attori di dimostrare la propria versatilità e il coraggio di imbruttirsi, deformarsi fino a rendersi irriconoscibili. (...) C'è una presa di coscienza anche al centro del film drammatico 'Qualcosa di buono' diretto da George C. Wolfe, che ha scelto di portare sullo schermo l' omonimo romanzo scritto da Michelle Wildgen. (...) il film è la storia di Bec e Kate, due giovani donne assai diverse, ma accomunate da un percorso che porterà entrambe a trovare la propria reale identità. (...) Quando sono insieme la malattia sembra scomparire, quello che vediamo sono due amiche pronte a sfidarsi sul terreno dell'ironia, con ferocia e spensieratezza al tempo stesso, amarezza e fiducia reciproca. (...) Per realizzare un film così delicato era necessaria una forte dose di autenticità, e questa era la principale preoccupazione del regista. Per questo si è avvalso della consulenza di Mary Beth Geise, infermiera professionale con decenni di esperienza nell'assistenza di pazienti di Sla, che ha lavorato a stretto contatto con la Swank per garantire verosimiglianza nei movimenti, nel linguaggio e nei cambiamenti ai quali vanno incontro nel tempo le persone affette da questa malattia. La Geise ha lavorato anche con la Rossum e Duhamel per aiutarli a comprendere il processo di cura e assistenza. Inoltre alcuni ammalati di Sla hanno partecipato come comparse in una scena chiave del film ambientata all'interno di un ospedale. Il risultato è un film vicino e speculare a 'Still Alice' (...). Lì il racconto di una lenta, ma inesorabile discesa verso l'oblio, qui quello di una progressiva scoperta di se stessi all'interno di un corpo che dimentica le proprie capacità abbandonando la mente. Pur non raggiungendo le vette interpretative della Moore, Hilary Swank, non certo nuova alle trasformazioni fisiche (ha vinto un Oscar nel 2000 per 'Boys Don't Cry' dove diventava un uomo) rende con efficacia lo strazio di chi perde auto sufficienza e dignità, intrappolato in una prigione di carne che non risponde più ai comandi. (...) Ma è forse proprio l'ansia di restituire in maniera credibile il calvario dell'ammalato a fa r scomparire Bec dietro una maschera oltre la quale si vede poco. Così il suo personaggio finisce cristallizzato da una serie di 'cliché' diventando strumentale al percorso di formazione di Kate, che forse è la vera protagonista del film. Un'occasione perduta per chi sperava di comprendere meglio non solo le trasformazioni fisiche, ma anche sentimenti, emozioni, paure e speranze di chi attraversa a testa alta questa dolorosa esperienza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 agosto 2015)

"Piacerà. Senz'altro per la prima parte. Che sembra (forse non casualmente) un remake del francese 'Quasi amici' di Nakache e Toledano. Anche qui c'è il personaggio ricco, colto, che dopo una vita vincente si trova impotente, finito, bisognoso di tutto che instaura una strana coppia con un «character» opposto, con la vocazione del disastro, e il duo funziona eccome, contrariamente a ogni aspettativa. Nonostante il dramma sia maggiormente incombente (Kate è condannata, il suo alter ego francese no) il tono è spesso faceto, il contrasto tra le due illustrato con belle trovate, l'iniziale inadeguatezza di Bec strappa applausi di simpatia. Il tono cambia, e il divertimento (diciamo pure il gradimento tout court) si smorza dopo il cinquantesimo minuto. Lo spettatore è costretto a ricordarsi che il canovaccio l'ha fornito un romanzo strappalacrime di Michelle Wildgen. Che alla regia c'è George C. Wolfe, responsabile del rugiadoso 'Come un uragano' con Richard Gere. Che Hilary Swank è diventata una star pluripremiata impersonando eroine sventurate e perdenti (...). Hilary, Wolfe e la Wildgen si sono messi in evidente combutta per far inumidire il più possibile i fazzoletti delle spettatrici. E Emily Rossum, consapevole di aver per le mani un personaggio più significativo dei suoi soliti (la serie 'Shameless') ha finito per dar loro corda. Certo qualcosa di buono il film lo dà, ma quasi esclusivamente nella prima metà." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 agosto 2015)

"(...) una sorta di 'Quasi amici' in versione drammatica. A parte l'improbabilità che una donna bisognosa di ogni cura si affidi ad una simile sprovveduta (non sa neanche usare il frullatore), per il resto, la Swank (qui, anche produttrice) si ritaglia con merito un ruolo da Oscar. Eppure, a brillare di più è la spalla Emmy Rossum." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 27 agosto 2015)
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