Que viva Mexico!

21 Marzo 2022

Da poco affacciati nella Primavera, restiamo ancora in questo Inverno, che tarda a passare soprattutto a causa della Guerra di occupazione ancora in corso ai danni dell’Ucraina.

Entriamo alla Casa del Cinema di Roma, volando in México grazie all’edizione speciale Inverno 2021 della Muestra de Cine Méxicano, per una giornata straordinaria della rassegna, che è ritornata a Roma dopo la prima edizione di maggio 2019.

Due i film – un lungometraggio e un documentario – che sono stati proiettati entrambi in spagnolo con sottotitoli in italiano. Due film che hanno permesso agli spettatori di conoscere le radici di due dei movimenti sociali più rilevanti nella storia contemporanea del Messico.

Da una parte ‘Redes‘, diretto nel 1934 da Emilio Gómez Muriel e da Fred Zinnemann, ristrutturato dal World Cinema Foundation (WCF) di Martin Scorsese, e proprietà della Filmoteca dell’UNAM, l’archivio di film più importante dell’America Latina, e che celebra in Italia il suo 60° anniversario. Uno dei classici del cinema messicano, impreziosito dalla direzione della fotografia di un Maestro come Paul Strand, il film racconta di Miro, il cui figlioletto è morto a causa della povertà assoluta in cui si dibatte la famiglia, un gruppo di pescatori che si solleva contro un profittatore che compra loro il pesce a un prezzo molto basso.

Dall’altra, l’anteprima italiana del documentario “Ayotzinapa: El paso de la tortuga” diretto da Enrique García Meza. Il film vede la partecipazione, come produttori, di due figure eccezionali del cinema messicano nel panorama cinematografico mondiale: Bertha Navarro, vincitrice del BAFTA 2007 per “Il Labirinto del Fauno” di Guillermo del Toro, e dello stesso Guillermo del Toro. Un documentario investigativo, commovente, che racconta la vicenda dei 43 di Ayotzinapa, gli studenti messicani della Scuola Normale Rurale Raúl Isidro Burgos, che il 26 settembre 2014 sono scomparsi dopo la violenta repressione e detenzione da parte della polizia locale di Iguala, nello stato di Guerrero, che li consegnò su ordine del sindaco Luis Abarca – considerato, insieme con la moglie Maria Pineda, il mandante della strage – ad alcuni componenti della banda dei Guerreros Unidos. I familiari dei 43 di Ayotzinapa, di cui alcune voci sono presenti nel documentario, sono ancora in attesa della verità, e che sia fatta giustizia, facendo luce sui responsabili.

Voluti fortemente da Cecilia Romo Pelayo, direttrice artistica della Muestra che ci invita a rimanere in attesa della nuova edizione “integrale” del Festival, i due film sono due intense testimonianze di una realtà, come quella messicana, che esige uno sguardo libero capace di coglierne la verità, anche drammatica; sguardo che così allenato ad osservare con onestà il mondo che ci circonda, potrà riconoscerne, e pretenderne, la bellezza, ad ogni sua latitudine.

Ascoltiamo

Cecilia Romo Pelayo
(Direttrice artistica della Muestra de Cine Méxicano)

Mauricio Guerrero
(Ministro dell’Ambasciata Messicana in Italia)

Patrizia Fregonese de Filippo
(Regista, sceneggiatrice, in rappresentanza dell’ANAC, Associazione Nazionale Autori Cinematografici)

Enrique García Meza
Regista, autore de “Ayotzinapa: El paso de la tortuga”

Servizio di Giacomo d’Alelio

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