Wolverine – L’immortale

Hollywood ci ha rotto l'estate, e il mutante Hugh Jackman s'accoda: blockbuster senza artigli, a graffiare è la noia

24 Luglio 2013
2/5
Wolverine – L’immortale
Wolverine - L'immortale

Quando l’amore brucia l’anima? Macché, quando la noia secca il film. Vi ricordate il solido mestierante di Walk the Line, Quel treno per Yuma e Innocenti bugie? Ebbene, dopo il forfait di Darren Aronofsky, James Mangold è stato assoldato dalla Marvel per dare un seguito a X-Men le origini – Wolverine (2009): Wolverine – L’immortale ha la sua dimenticabile regia, più altre, mille magagne.
Nato nel ’74 ospite de L’incredibile Hulk, prontamente arruolato tra gli X-Men e celebre per gli artigli di adamantio, Logan alias Wolverine, il mutante, rabbioso e auto-rigenerante, ha ancora volto e muscoli di Hugh Jackman (sua sesta volta nel ruolo, la settima è sul set), che complice i comics di Chris Claremont e Frank Miller torna nel Giappone che conobbe durante la Seconda Guerra Mondiale. Mentre l’atomica cala su Nagasaki, Wolverine salva la vita al soldato nipponico Yashida che decenni più tardi comanda dal letto di morte un impero economico: vorrebbe trasferirsi l’immortalità di Wolverine, complice la subdola oncologa Viper e, ambasciator non porta pena, Yukio, capelli rosso sparato e arti marziali da vendere, che scova Logan nello Yukon. Ma il Sol Levante non è il sol dell’avvenire: Wolverine s’innamora della nipote di Yahida, Mariko Yashida (Tao Okamoto, sexy), ma il loro passo a due per la salvezza incrocia temibili ostacoli, dal papà di Mariko, Shingen, al fidanzato della donna, il corrotto ministro della giustizia Noburo Mori, fino al Silver Samurai.
Tranquilli, pericoli e minacce ci sono, ma senza colpo ferire: se Wolverine le prende e, una volta tanto, fatica a guarire, allo spettatore va persino peggio, perché il romance è timido, l’action senza quid, il filo narrativo esausto. Già, nonostante le apparenze, Logan non offre nemmeno uno straccio d’artiglio per rimanere aggrappati alla storia. L’intenzione era di allontanarsi dalle convenzioni degli X-Men e garantire al Nostro, insieme al primo piano in solitaria, debolezze, crucci e graffi poco supereroici e molto umani: problema, Wolverine – L’immortale rimane nel guado, gli artigli spuntati dall’incertezza, le ferite suturate dall’ignavia, i muscoli sgonfiati dalla mancanza di personalità. Davanti allo schermo tocca resistere, resistere, resistere, ma è sempre più dura: dopo After Earth, Man of Steel, Pacific Rim e altra trita compagnia blockbuster, Hollywood ci ha rotto l’estate. E Wolverine non si sottrae: a voi i cocci.

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