Whiplash

Musica e sofferenza: convince il film-training del giovane Chazelle

11 Febbraio 2015
3,5/5
Whiplash

Un infernale film musicale e maniacale. Il volenteroso Andrew segue le lezioni di batteria jazz in una rinomata scuola newyorkese. Gli tocca un insegnante che definire durissimo inflessibile carogna perfido malvagio perverso crudele infido bieco frustrato e da frustare… è poco. L’insegnante Fletcher vuole che Andrew faccia parte della sua band. Lui, ingenuo, è eccitato dalla proposta. Lo aspetta una via crucis, un tormento dietro l’altro. L’allevamento–allenamento all’arte della batteria è una sequenza di umiliazioni, soprusi, sudore e sangue. Il film, all’inizio girato come un corto, è poi stato allargato fino a un lungo. Un po’ questo si sente, nelle molte e molto insistite ripetizioni delle torture cui Andrew viene sottoposto fino a scorticargli le nocche sanguinanti. Il regista Damien Chazelle combina senza mezze misure il versante delle tante storie che portano al successo, che sia musicale o teatrale o danzato, con l’altra linea, più pugilistica e cruenta, dei film che mostrano le sofferenze fisiche e la vittoria della volontà sulla carne macerata e domata. L’insegnante è un sergente kubrickiano. L’allievo, un aspirante batterista disposto a tutto. Anche a notevoli colpi di scena imprevedibili.

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