Veloce come il vento

Motori e voglia di rivincita: regia di Matteo Rovere, è il film giusto per Stefano Accorsi

5 Aprile 2016
4/5
Veloce come il vento
Stefano Accorsi in Veloce come il vento

Finalmente Accorsi ha accettato un ruolo scomodo, diverso, accogliendo le insicurezze di Loris, ex pilota che un incidente ha precipitato in un presente senza prospettive, se non quelle di rimanere ai bordi della società senza affetti e responsabilità, sempre pronto a compiere gesti audaci, pericolosi, vuoi per ribellione, vuoi per la droga di cui ormai abusa quotidianamente. Per evadere, dimenticare.

La sorella Giulia (Matilda De Angelis) è stata contagiata pure lei dalla passione dei motori, la sua Porsche è la vita, e le gare cui partecipa come pilota un modo per affermarsi, fuggire forse, scacciare fantasmi. Quando il padre muore, il fratello torna ad affacciarsi. Inizialmente lo scontro è inevitabile, poi i due troveranno un modo, non senza dolore, per correre insieme alla stessa velocità, sulle piste e nella vita.

Matteo Rovere si ispira a fatti in parte accaduti, si cala nella provincia emiliana e nel mondo delle corse, ne gestisce bene lingua e ambienti, spazi e pulsioni. Realismo e commozione procedono nel giusto senso di marcia, non sono mai forzati. I due protagonisti si fanno lentamente conoscere, regolando perfettamente i loro caratteri, le loro parole, i loro sentimenti. Tra motori e voglia di rivincita.

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