Ustica

Pregevoli intenzioni, ma il muro di gomma di Renzo Martinelli è il cinema

30 Marzo 2016
2,5/5
Ustica

27 giugno 1980, un DC9 della compagnia Itavia scompare dai radar senza lanciare alcun segnale di emergenza e si schianta tra le isole di Ponza e Ustica: muoiono 81 persone, di cui 14 bambini. Un mistero (arci)italiano, su cui il cinema si è già espresso con Il muro di gomma di Marco Risi (1991): ora tocca a Renzo Martinelli con Ustica, in cui “tutto quanto viene dichiarato è inconfutabilmente supportato da materiale documentale”.

Non sveleremo la (ipo)tesi del regista di Vajont, basti sapere che non contempla il cedimento strutturale, il missile o la bomba, bensì il triangolo con caccia libici e americani. A indagare sul caso sono Roberta Bellodi (Caterina Murino), giornalista siciliana che su quel DC9 aveva la figlia, e il deputato Corrado di Acquaformosa (Marco Leonardi), la cui moglie elicotterista Valja (Lubna Azabal) ha trovato il relitto di un caccia a Timpa delle Magare, ma depistaggi e incidenti sospetti tagliano la strada…

Indubbio il coraggio produttivo, buone, ancorché confutabili, le intenzioni di fare luce e, possibilmente, riaprire il caso, ma Ustica, che ha nel doppiaggio pervasivo – è girato in inglese – il vizio di forma peggiore, non ha la dignità del cinema, bensì della fiction tv: è in sala per “colpa” di Martinelli o dell’italica censura?

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