Un peuple et son Roi

La rivoluzione francese vista con la prospettiva del Terzo Stato. Pierre Schoeller torna al 1789 con un film corale, tra empatia e didascalismo. Fuori Concorso

8 settembre 2018
2,5/5
Un peuple et son Roi

Un peuple et son Roi è un film storico, a prima vista quasi didattico, che narra le vicende della Rivoluzione francese dalla presa della Bastiglia alla decapitazione di Luigi XVI. È storia che tutti conosciamo e che forse a volte diamo per scontata senza pensare che quasi 250 anni fa un popolo ha combattuto per la propria sovranità mettendo in gioco tutto.

Pierre Schoeller ci ricorda con forza che la libertà va conquistata e che vale la pena lottare per i propri diritti: nel suo film corale, visto principalmente dalla parte del Terzo Stato ma che mostra con una certa empatia anche la famiglia reale, riesce a trasmettere la forza della Rivoluzione e il potente vento di cambiamento che ha mutato per sempre i destini dell’Europa.

 

Le vicende storiche succedutesi nei quattro anni in questione sono raccontate con grande chiarezza, divise in capitoli quasi come in un libro di storia. Alle scene riservate alla quotidianità rivoluzionaria del popolo si alternano quasi in egual misura quelle che seguono le riunioni dell’Assemblea costituente.

Sullo sfondo della Rivoluzione assistiamo alla storia d’amore fra la lavandaia Françoise (Adèle Haenel) e Basile (Gaspard Ulliel), un vagabondo senza famiglia: la loro storia – un po’debole a dire il vero – impallidisce davanti all’ardore rivoluzionario del popolo e agli eventi storici travolgenti. Tra i due la figura “forte” è senza dubbio Françoise, giovane donna volitiva e appassionata, disposta a sacrificare la vita per la libertà.

In una scena Françoise dimostra di ritenere legittimo pretendere il voto per le donne, ma viene derisa dai suoi compagni rivoluzionari: come a voler mostrare che molta strada era ancora da fare, ed è stata fatta, ma sempre a suon di battaglie per i propri diritti.

Schoeller dirige brave attrici (tra le altre Noémie Lvovsky, Céline Sallette e Izïa Higelin) che incarnano personaggi forti e più memorabili di quelli maschili, non c’è Marat (Denis Lavant) o Robespierre (Louis Garrel) che tenga. La Rivoluzione del resto – l’iconografia insegna – è donna.

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