Ulysses – A Dark Odyssey

Rilettura omerica un po' forzata attraverso il filtro della distopia: il tentativo di Alotto e Zirio non convince

12 giugno 2018
2/5
Ulysses – A Dark Odyssey

Anno 2020. In una Torino alternativa e notturna, divenuta per l’occasione Taurus City, il militare Ulysses vaga alla ricerca della moglie Penelope e dei segreti nascosti nel proprio passato, ma la sorte ha in serbo per lui una lunga serie di incontri inquietanti e pericolosi.

Il regista Federico Alotto e Andrea Zirio (Ulysses), entrambi co-sceneggiatori, tentano una riscrittura dell’Odissea omerica seguendo i percorsi tortuosi della distopia, del noir à la Sin City e dell’attualizzazione, spesso forzata, di archetipi mitologici come l’amicizia virile, l’ambiguità sessuale e la divinazione.

Non tutto torna, però, dall’ambientazione parallela – con una Torino fin troppo simile a se stessa per essere davvero credibile come realtà alternativa – al sovraccarico di situazioni e di personaggi che rende lambiccato l’intreccio narrativo.

Spiccano poi, nel nutrito cast, vecchie glorie cinematografiche come Danny Glover, Udo Kier – garanzia di una somma eleganza! – e la cantante Skin nel ruolo dell’oracolo; il mélange di stelle internazionali e attori italiani, infine, così come l’ambizione generale dell’opera di ritagliarsi un posto trans-genere nel cinema di genere italiano, possono ricordare Nirvana, cult cyberpunk degli anni novanta, ma senza quella folle esaltazione che la pellicola di Gabriele Salvatores sprigionava a piene mani.

 

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