Transformers 3

Al terzo film la saga Hasbro tocca la sua apoteosi: una carovana futurista senza cervello ma ricca di pathos

28 Giugno 2011
3/5
Transformers 3

Forse gli oltre 400 milioni di dollari di budget accreditati da alcuni siti americani sono un tantino esagerati, così come è tutto da dimostrare che Transformers 3 sia in assoluto il film più costoso della storia (più del Titanic di James Cameron, per capirci). Certo è che di soldi ne hanno spesi tanti, tantissimi (più di 200 milioni probabilmente), e si vede. L’ultimo episodio – per ora – della trilogia incentrata sulle macchine-robot della Hasbro è una bomba tecnologica ricca, ricchissima, di effetti speciali e mirabilia digitali, tour de force visivi e macchinari pesanti, auto da collezione e veicoli metamorfici che si smontano, si aprono, diventano d’improvviso poderose corazzate aliene. L’artiglieria pesante è unita all’armamentario della fantascienza, l’almanacco automobilistico del collezionista si sposa al futuristico inventario robotico, il modernariato vintage alla leggerezza della fisica contraddetta, gli anni sessanta all’anno che verrà.
C’è da dire che il 3D, in tutta questa Carramba che sorpresa Sci-Fi (e Sci-Sei), è la tecnica più controllata, meno smaccata, persino prudente. Ed è un bene. Due ore e mezzo di battaglie all’ultimo metallo, esplosioni Fine-Mondo, vertigini e voragini che si spalancano e sprofondano dappertutto, tra ponti divelti, grattacieli mozzati e macerie sparse come viscere – incubo e insieme desiderio inconscio dell’America imperialiasta e metropolitana – bastano e avanzano per saturare l’occhio, suturare la visione. Fuori non resta nulla. Nemmeno l’immaginazione, il bandolo di una storia, il resto del mondo. Michael Bay ha realizzato il suo film perfetto: la quintessenza di tutti i fanta-action americani, scartavetrata di tutti i pretesti della narrativa hollywoodiana e della retorica stelle e strisce. E non perché non ci siano un racconto e una morale di facciata. Anzi, anche stavolta Bay sa di dover dare convegno alla commedia, alle baruffe romantiche – ma quanto è gommosa la nuova partner di Shia LaBeouf, Rosie Huntington-Whiteley?!? Viene voglia di riconsiderare Megan Fox un’attrice – all’autoparodia e ai camei di John Turturro e John Malkovich, Josh Duhamel e Frances McDormand. E, ancora, non perché manchi una morale: il bene vince sul male, si militarizza, non scende a compromessi; nè un’idea(ologia): tutto accade possibilmente, inesorabilemente in America, con l’America, per l’America.
Ma tutto questo è noia, una storia già raccontata, una recensione già scritta. E sì, ci sarà il critico vecchia maniera che aborrerà lo strabuso di effetti e la perdita del coefficente umano, del quoziente d’intelligenza, dei timpani. E “orrore, orrore…”. Non fidatevi. Questo Transformers 3 spacca. Sì, spacca. E’ pure adrenalina, è velocità, è lamiera. E’ centrifuga, iperbole, fusione. Ingranaggi e valvole, meccaniche e stantuffi. La pazza corsa dell’avvenire con le ruote di scorta del passato. Transformers 3 è un film futurista.

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