Transcendence

Chi ha paura delle macchine senzienti? Non Wally Pfister, che debutta in regia e riscopre il piacere dell'utopia. Beato lui

16 Aprile 2014
2/5
Transcendence
Transcendence

Matrix, A.I. e Grande Fratello rappresentano le terribili ossessioni della fantascienza distopica, dalla letteratura al cinema. Di esempi se ne potrebbero fare a iosa. Quello che non si era visto ancora, è un film che le comprendesse tutte presentandocele come magnifiche sorti e progressive del genere umano.

Transcendence colma quel vuoto, offrendo ai profeti del trans-umanesimo e della singolarità tecnologica quel riconoscimento e quella legittimazione che al cinema finora mancava.
Il film che segna il non promettente esordio alla regia del grande direttore della fotografia Wally Pfister (Premio Oscar per Il cavaliere oscuro – Il ritorno), immagina un deciso cambio di passo nel campo dell’elettronica e, a ricasco, in quello evolutivo della nostra specie: lo scienziato Will Caster (Johnny Depp) e la moglie Evelyn (Rebecca Hall) mettono a punto un sistema per “trasferire” la coscienza umana dentro un pc, in uno scenario appena un metro al di là del nostro presente, in cui si fronteggiano guru dell’informatica, terroristi anti-A.I. e federali con il braccio armato della scienza (centrali di polizia e agenti dal grilletto facile sono superati, l’ordine lo difendono ormai cervelloni e laboratori per la processione dati). Il primo pneúma-file della storia è un lascito del generoso Caster (che in inglese significa non a caso “il lanciatore”), rassegnato a lasciare questo mondo per entrare ed espandersi in quello virtuale.
Ovviamente è un passaggio che non si capirebbe né si accetterebbe mai se non presupponendo che l’anima delle religioni non esiste, che la coscienza risiede nel cervello e che il cervello altro non è se non un sofisticato codice bio-elettrico. In ogni caso il film non è molto chiaro su questo punto.

Interessano però le implicazioni: una volta online questa macchina senziente supera – trascende – rapidamente ogni limite, grazie a una capacità di calcolo (ergo, di ragionamento) infinitamente più grande di quella raggiungibile dalla somma di tutte le intelligenze umane. Il che potrebbe rappresentare tanto una minaccia (una specie superiore alla nostra potrebbe anche decidere di liquidarci) quanto un’opportunità (inimmaginabili i progressi in campo medico e non solo).Transcendence sembra intenzionato ad abbracciare entrambe le ipotesi, salvo sposare sul finale quella meno attesa.

Il film saccheggia ampiamente le controverse teorie di Raymond Kurzweill su intelligenza artificiale, crescita esponenziale ed espansione radicale della vita, culminanti nella profezia dell’avvento di una nuova era post-umana in cui le macchine coscienti e dotate di emozioni svilupperanno nanotecnologie in grado di guarire ogni male e prolungare ad libitum la nostra tormentata esistenza. Una visione intrisa più di spiritualismo new age e di ardore messianico (così, nel film, “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano…”) che di sostanza scientifica, ma tanto basta ad aver assicurato a Kurzweill credito profetico.

Non sappiamo ancora quale sarà l’avvenire delle sue teorie, ma sul futuro di Transcendence siamo pronti a scommettere: non rimarrà nella storia del cinema. Sceneggiatura dozzinale, personaggi tagliati con l’accetta e direzione totalmente anonima, a conferma che si può essere ottimi direttori della fotografia e rivelarsi comunque modesti registi.
Non tutto però è da buttare, l’operazione potrebbe tornare utile come materiale di supporto per nobili attività didattiche. Professori di filosofia e maestri di catechismo sono avvisati.

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