This Is Not Cricket

Due ragazzi, che giocano insieme a cricket da quando sono piccoli, crescono nella Roma multietnica di Piazza Vittorio. Un sensibile racconto di formazione, in streaming su ZalABB

7 Maggio 2020
3/5
This Is Not Cricket

Si conoscono da quando sono piccoli, Fernando e Shince, i protagonisti di This Is Not Cricket. Sono cresciuti insieme, nella Roma multietnica raccolta attorno a Piazza Vittorio, in particolare il Cricket Club che frequentano con passione.

Fernando, di famiglia siciliana, è cresciuto con la zia, una colf che rimpiange l’ordine dei tempi andati e si lascia suggestionare dalle politiche post-fasciste. Shince, invece, è pura seconda generazione: origini indiane ma romano de facto, uno di quegli stranieri che gli idoli della zia di Fernando vorrebbe fuori dall’Italia.

 

Amici da sempre, sono al centro di un racconto di formazione che Jacopo de Bertoldi ha costruito a partire dai filmati che li ritraggono da bambini fino ai giorni nostri. Uno spaccato che ha la capacità di esprimere sì la specificità del rapporto tra i due ragazzi, ma che al contempo sa svincolarsi dal caso particolare per intercettare una narrazione collettiva.

Coming of age, certamente, nel contesto di una città che tutto assorbe, contraddizioni comprese, nella prospettiva di un futuro senza barriere che i vari Fernando e Shince si impegnano di veicolare attraverso le loro esperienze.

Distribuito su ZalABB, la piattaforma in streaming di ZaLab (in catalogo documentari d’autore italiani e internazionali), This Is Not Cricket è un tipico, buon esempio di cinema del reale contemporaneo.

La vita si pone quale canovaccio di una storia che, con ritmo e sensibilità, rende giustizia alla complessità in fieri dei due giovani protagonisti, cogliendone aspettative, speranze, malinconie (il ritorno alle radici di Fernando è un gran pezzo).

Più che una metafora, il cricket è il contesto nel quale immaginare un domani privo di muri edificati dal pregiudizio, lo spazio in cui porre le basi per realizzare desideri personali. Che, data la particolarità di queste due figure “laterali” rispetto alla narrazione dominante, sono anche le speranze di un’intera comunità che si alimenta di differenze e valori solidali.

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