Thelma

Tra Kechiche, Cronenberg e De Palma, l'educazione sentimentale di una studentessa: l'opera aperta di Joachim Trier

21 giugno 2018
3/5
Thelma

L’educazione sentimentale di Thelma, studentessa di biologia all’università di Oslo, è quanto mai tormentata. Cresciuta in una famiglia dalla rigida impostazione religiosa, la giovane non riesce a dare libero corso alla propria attrazione per la nuova amica Anja. La spirale del desiderio così innescata si intreccia ben presto con la forza oscura e inspiegabile che alberga dentro Thelma e che affonda le proprie radici nel passato rimosso della ragazza.

Il film di Joachim Trier, già in concorso a Cannes 2015 con Segreti di famiglia, segue apparentemente i sentieri predisposti dell’horror e flirta con il dramma e la storia di formazione. A metà tra una Vita di Adele senza risvolti sociali e richiami innegabili a De Palma – l’adolescente dai poteri malefici – e a Cronenberg – le conseguenze del male sulla psiche dell’individuo – Thelma dimostra tuttavia di possedere un cuore europeo e scandinavo che più non si può: la gelida fotografia e il rifiuto di mezzucci a buon mercato, leggasi jumpscare, convergono verso la definizione di un’atmosfera inquietante e soprattutto credibile, favorita da notevolissime invenzioni visive e da un simbolismo misurato, mai fine a se stesso.

Paga pegno alla moda degli ultimi anni il sottofinale onirico, eppure l’intero epilogo, visivamente ambiguo e all’apparenza incongruo, non mancherà di lasciare soddisfatti i sostenitori dell’opera aperta e di una cinematografia lontana da ogni consolante ritorno all’ordine.

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