The Silent Man

Peter Landesman torna al dietro le quinte del Watergate. Per raccontare Mark Felt, il vicedirettore FBI noto al mondo come "Gola profonda"

10 aprile 2018
3/5
The Silent Man

Questa è la vera storia di “Gola profonda”. No, non di Linda Lovelace, protagonista dell’omonimo porno-cult di Gerard Damiano (quello era, appunto, Lovelace).

Il periodo di riferimento è lo stesso, i primi anni ’70, nell’America che si apprestava a rieleggere Nixon per il secondo mandato (1972). E l’uomo silenzioso del titolo è Mark Felt (Liam Neeson), vice-direttore dell’FBI che, lo svelò solamente nel 2005, tre anni prima di morire, è stato la fonte anonima (la “Gola profonda”, appunto) del famoso scandalo conosciuto come Watergate.

 

Peter Landesman, giornalista investigativo prima che regista, lo aveva già dimostrato nel suo film d’esordio, Parkland, confermandolo poi nel successivo Concussion: l’oggetto del suo cinema è da ricercarsi sempre dietro le pieghe delle verità, negli angoli nascosti di vicende realmente accadute.

Ispirato ai libri dello stesso Mark Felt e di John O’Connor, Mark Felt: The Man Who Brought Down the White House (questo il titolo originale del film) potrebbe essere considerato “il dietro le quinte del dietro le quinte” di Tutti gli uomini del Presidente, opera che mai come in questa annata cinematografica (si pensi anche a The Post di Steven Spielberg) sta tornando alla ribalta.

Più nello specifico, però, Landesman è interessato a soffermarsi sull’uomo dietro il whistleblower e, soprattutto, sul momento cruciale vissuto all’interno dell’FBI all’indomani della morte di J. Edgar Hoover (che guidava il Bureau dal 1935): la Casa Bianca colse la palla al balzo per poter finalmente mettere mano sull’istituzione che, fino a quel momento, da statuto era sempre stata indipendente e libera da qualsiasi forma di controllo governativo.

È questo, senza dubbio, l’aspetto più interessante del film, che si concentra sul difficile momento di Felt – i più lo immaginavano sarebbe stato il naturale successore di Hoover – chiamato a dover sottostare a L. Patrick Gray (Marton Csokas), nuovo direttore e uomo vicino a Nixon, primo informatore della Casa Bianca allo scoppio del caso Watergate.

Ancora una volta, Landesman non stupisce per chissà quale sguardo o trovate particolari, ma prosegue lungo un percorso coerente e inteso a scavare dentro i segreti di un’America che, a quanto pare, ancora oggi non ha imparato dalla propria storia.

 

E il grande merito del film è quello di portare a galla un personaggio come Mark Felt: malgrado il suo nome sia ormai di dominio pubblico da un decennio, in pochi conoscono la sua vita professionale e privata (sposato, sullo schermo con Diane Lane, in quel periodo conduceva indagini private per ritrovare la figlia poco più che adolescente, fuggita di casa chissà dove), soprattutto il fatto che rischiò e sacrificò ogni cosa, non solo la carriera, per rendere note le informazioni di cui era a conoscenza: il coinvolgimento della Casa Bianca nel Watergate e il successivo tentativo di insabbiare le indagini FBI che avevano scoperto la cosa.

 

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