The Rider – Il sogno di un cowboy

In anteprima a Ciné, un film reale e realmente drammatico nel West decadente di Chloe Zao

5 Luglio 2019
3/5
The Rider – Il sogno di un cowboy

L’idea di cowboy, ancor più se idea non americana di cowboy, si lega da sempre ai film western: corse a cavallo, revolver e indiani. Tutti elementi che ricorrono, nel film di Chloe Zao, ma decontestualizzati rispetto a quell’immaginario.

È voluto, la regista è determinata nell’ambientare The rider in un’America odierna e decadente. Il sogno si è infranto contro una realtà inclemente, per lo stesso Brady che, sì, si definisce cowboy, ma fatica a crederci.

Dopo una brutta caduta, ha subito un trauma cranico con conseguenze neurologiche. Ciò gli impedirebbe di addestrare cavalli ma soprattutto di partecipare a rodei, dei quali era un astro nascente. La sua vita è, in proporzione, allegoria di una cultura nazionale costretta suo malgrado a ridefinirsi, riconcepirsi. Brady deve farlo, per sopravvivere, o morirà vivendo un’ultima volta il suo sogno.

È una scelta senza vittorie, affrontata da qualcuno a lui vicino (con risultati ancora peggiori) ma ignorata dai più, amici cui voler bene nonostante la rabbia e l’invidia. L’occhio della regista è maestro nel cogliere i colori di un tramonto spento in South Dakota, un falò di ricordi e malinconie, una roulotte in affitto da chissà quanto e per chissà quanto ancora.

rider

Gli attori sono persone comuni, soluzione eastwoodiana che premia, quando il contenuto è forte di per sé. Tratto da una storia vera, non si distinguono più i confini di cinema e verità.

L’unico peccato di Zao, ed è un peccato mortale, è che avendo a che fare con del vero, infine, se ne lascia commuovere e lo tratta con indulgenza. Un sentimento umano, più che comprensibile, ma lusso concesso solo allo spettatore.

La drammaturgia, nella sua potenza, sarebbe stata folgorante se a Brady non fosse concessa via d’uscita, pur ambigua, se non solo prendesse le redini del suo destino, ma lo conducesse a destinazione. La stessa tolleranza che lo salva, attraverso la durezza paterna o l’amore, fragoroso, della sorella, toglie peso a un film che ha la stazza del capolavoro ma, al contrario del rider, non cavalca verso l’orizzonte.

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1 Comment on "The Rider – Il sogno di un cowboy"

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Stefano Giordano
Ospite
Non sono completamente d’accordo con la recensione di Andrea, perché a mio avviso questo film non è su una vittima (del suo mondo, del contesto, della marginalità storica dei nativi americani…), che per suscitare la nostra romantica compassione deve soccombere in nome del suo sogno, dei suoi valori, della sua identità. Non è un film romantico e non è un film politico. E’ invece un film intimo, sull’identità che nei passaggi della vita, a volte, deve mutare. Brady è un cowboy indiano (Oglala-Sioux), il che suona come un ossimoro e il film è tra il documentario e la fiction: su… Leggi il resto »
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