The Gilded Age

Julian Fellowes, il creatore di Downton Abbey, offre un magnifico affresco dell’età dorata americana di fine XIX secolo vista attraverso lo sguardo delle classi privilegiate

23 Aprile 2022
3,5/5
The Gilded Age

New York City, 1882. In seguito alla morte del padre, la giovane Marian Brook si trasferisce dalla Pennsylvania alla Grande Mela dalle sue benestanti, rigide e conformiste zie, Agnes van Rhijn e Ada Brook. In sua compagnia arriva Peggy Scott, un’aspirante scrittrice e giornalista afroamericana che si fa largo nell’alta società di Manhattan nonostante il colore della sua pelle. Marian si ritroverà coinvolta in una guerra sociale tra sua zia Agnes, incarnazione della tradizione, e i suoi ricchissimi vicini, uno spietato magnate dell’industria ferroviaria e la sua ambiziosa moglie, George e Bertha Russell. In un nuovo mondo all’alba dell’età moderna, Marian seguirà le convenzioni sociali o cercherà la sua strada?

Sir Julian Fellowes, dopo aver tratteggiato vizi e virtù della nobiltà inglese dei primi del ‘900 in Downton Abbey e del primo ’800 in Belgravia, offre un magnifico affresco dell’età dorata americana di fine XIX secolo vista attraverso lo sguardo delle classi privilegiate. The Gilded Age è il nuovo period drama, targato HBO, del pluripremiato creatore, sceneggiatore e produttore esecutivo Julian Fellowes, che ritrae il periodo di grande innovazione tecnologica ed esplosione economica degli Stati Uniti tra il 1870 e il 1900. Un’era di grandi cambiamenti in cui vecchi e nuovi sistemi entrarono in conflitto.

Soprannominato il Downton Abbey americano, The Gilded Age recupera la ricetta del successo ma porta oltre la maestosa costruzione narrativa con eleganza, romance e cruenti colpi di scena. Non è tanto il contrasto tra nobili e domestici il nodo centrale della serie, piuttosto la guerra da salotto tra le zie della vecchia élite di New York, che non accettano che il mondo stia cambiando, e i nuovi ricchi come i Russell che pensano di acquistare il loro posto nella società. La Fifth Avenue, su cui si affacciano le residenze dirimpettaie delle famiglie avversarie, diventa il fulcro di una querelle combattuta a colpi di inviti rifiutati, cerimonie fallite e fatali intrighi d’affari. Uno scontro tra vecchio e nuovo mondo che emerge anche dagli abiti: pesanti e sfarzosi quelli delle zie, eterei, asimmetrici e brillanti quelli di Bertha Russell.

Christine Baranskie e Cynthia Nixon

Fellowes questa volta cerca di dare una dimensione orizzontale alla narrazione che celebra il self-made man americano e il nuovo anelito di democrazia. Così se i domestici sono meno approfonditi è per lasciare spazio a nuovi personaggi come l’afroamericana Miss Scott, che introduce la questione razziale nel dramma in costume. Fellowes lascia emergere pregiudizi e discriminazioni di una società in cui la schiavitù era da poco stata abolita, senza aver paura di cadere nei clichés.

Inoltre, se Downton Abbey ritraeva l’aristocrazia in rovina, la New York di fine ‘800 vibra di una nuova energia, una nuova società sta per nascere. E Fellowes la osserva attraverso donne che iniziano a far sentire la propria voce. Rispetto alla reticenza delle nobili inglesi colpisce perciò la sfrontatezza delle altoborghesi americane a cui viene concessa perfino qualche scena licenziosa.

Come un treno a vapore che fatica a partire, però, The Gilded Age si prende tutto il tempo necessario, forse troppo, per lasciar entrare lo spettatore in questo grandioso mosaico di scenografie sfarzose e sontuosi costumi a cui il cast eccezionale e i dialoghi arguti danno vita.

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