Speravo de morì prima

Il fine carriera del leggendario Francesco Totti in una miniserie ultrapop e ultrasbilanciata. A suo modo divertente (e trash da guilty pleasure), ma cosa resta del glorioso percorso del numero 10? Dal 19 marzo su Sky

17 Marzo 2021
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Speravo de morì prima
“Speravo de morì prima”, a Sky’s Tv Serie focused on Roma’s football player Francesco Totti - Foto Iacovelli /Zayed

Alla fine è arrivata. Come la fine calcistica di Francesco Totti, temuta, rimandata, inevitabile, così Speravo de morì prima – annunciata, strillata, sbriciolata (con le innumerevoli clip promozionali) – sta per piombare nelle case (dal 19 marzo sui “piccoli” schermi, pc o tablet, già da oggi i primi due episodi per gli abbonati Sky Extra) degli italiani.

Ultima (finora) fatica mediatica legata all’addio al calcio del fuoriclasse giallorosso – tratta da Un capitano (ed. Rizzoli) scritto dallo stesso Totti con Paolo Condò, che a sua volta aveva ispirato il recente doc di Alex Infascelli (Mi chiamo Francesco Totti) – la miniserie Sky Original diretta da Luca Ribuoli e prodotta da Mario Gianani per Wildside, del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi, The New Life Company e Fremantle racconta in 6 episodi gli ultimi due anni di carriera del numero 10 capitolino.

Atteso e osteggiato allo stesso modo (via social, ma non solo) ancor prima di essere visto, il format – declinato in chiave ultrapop – è pensato non tanto per i tifosi giallorossi nudi e puri, quanto per l’indistinta massa di “appassionati” che, di punto e bianco, si è ritrovata in lacrime di fronte alle immagini di quel 28 maggio 2017, giorno che segnò il capolinea di un percorso unico e irripetibile.

“Speravo de morì prima”, a Sky’s Tv Serie focused on Roma’s football player Francesco Totti – Foto Iacovelli/Zayed

Per questo, gli ultras più intransigenti perdoneranno qualche magagna filologicamente imprecisa: in un flashback si torna al 2009, alla fine della prima esperienza spallettiana, e sul muro dello spogliatoio campeggia la scritta SIAMO LA ROMA!, che in realtà venne affissa nell’aprile del 2013; in un altro si torna alla primavera del 2006, con Totti che riceve la telefonata da mister Lippi per sapere se si è ripreso dal grave infortunio alla caviglia, così da poterlo convocare per i mondiali imminenti: alla risposta affermativa, l’amico compagno De Rossi esulta gridando verso il fuoricampo un “Kevin ve rompemo il culo!”. Ma Kevin chi? Strootman? Se fosse, sarebbe arrivato solamente qualche anno più avanti, nel luglio 2013…

Potranno invece divertirsi di fronte alle situazioni più riuscite, quelle relative alla sfera privata del protagonista, come ad esempio quando la mamma Fiorella (incontenibile Monica Guerritore) invitata durante una riunione di condominio a trovare un’altra sistemazione per sé e la famiglia dato che lì, in quel palazzo a Via Vetulonia, era diventato ormai impossibile vivere visto il viavai di tifosi e gli innumerevoli furti di zerbini (“Se sente ancora l’odore de Totti!”).

Pietro Castellitto è chiamato al difficilissimo compito di restituire la genuinità di un dio pagano che non ha mai perso il gusto della goliardia fanciullesca, colto però nel momento della sua massima fragilità.

Francesco Totti

“Speravo de morì prima”, a Sky’s Tv Serie focused on Roma’s football player Francesco Totti – Foto Iacovelli/Zayed

Greta Scarano lo affianca (come Ilary Blasi) in questa continua altalena di passaggi temporali (dal primo incontro, nel 2004), Massimo De Santis è Vito Scala (preparatore personale e factotum del 10), Giorgio Colangeli è papà Enzo (scomparso recentemente a causa del Covid), sornione e affilato, Gabriel Montesi è un sorprendente Antonio Cassano (sorta di Grillo Parlante che compare e scompare alla bisogna), che appena arrivato a Roma trovò proprio in quella di Totti una seconda famiglia.

Le cose migliori, dunque, sono quelle lontane dalle questioni “di campo”, dove c’era bisogno di trovare un nemico, l’antagonista tutto d’un pezzo, quel Luciano Spalletti (Gianmarco Tognazzi, spesso a rischio caricatura, non foss’altro perché spesso “proiezione” dell’immaginazione stessa del protagonista) “reo” di essere tornato ad allenare la Roma proprio in concomitanza con le ultime stagioni da calciatore di Totti.

“Speravo de morì prima”, a Sky’s Tv Serie focused on Roma’s football player Francesco Totti – Foto Iacovelli/Zayed

Cavalcare questa “guerra” (come fatto per 2 anni dall’ambiente romano) era l’imperativo “emotivo” dell’operazione. Che in maniera anche grottesca e trash (volontario?) – iperboli in salsa western e altro – calca la mano oltremodo su un “duello” che sicuramente è esistito ma che in questo modo viene a dir poco snaturato, risultando paradossalmente controproducente per lo stesso Totti: “Famme la guerra, vedemo da che parte sta Roma!” (con inserto conclusivo del Marchese del Grillo e la celebre battuta “Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo”)…

Per carità, “questa è la storia di Totti”, il punto di vista è pacifico, e ad onor del vero si tenta anche un’introspezione sulle debolezze di un uomo totalmente incapace di avvicinarsi razionalmente alla fine di un glorioso percorso.

“Speravo de morì prima”, a Sky’s Tv Serie focused on Roma’s football player Francesco Totti – Foto Iacovelli/Zayed

Ma cosa resta, appunto, dopo aver visto Speravo de morì prima, di quel glorioso percorso? Possibile che la grandezza di un fuoriclasse come Francesco Totti si possa ridurre a sei puntate (da circa 40′) in cui – dall’inizio alla fine – ruota tutto intorno alla sua incacapità di smettere?

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