Sono solo fantasmi

Christian De Sica si dirige in una commedia fantasmatica con i fratelli Buccirosso e Tognazzi, ma sotto il lenzuolo niente verve. Peccato

11 Novembre 2019
2,5/5
Sono solo fantasmi
Foto di Anna Camerlingo

Christian De Sica, al ritorno alla regia dopo Amici miei (2018), avrebbe voluto fare il remake dell’horror comedy L’Oscar insanguinato (Theatre of Blood, 1973) con Vincent Price. Non riuscendo ad assicurarsi i diritti, ha converso sul soggetto di Nicola Guaglianone e Menotti, poi tradotto in sceneggiatura da egli stesso con Andrea Bassi e Luigi Di Capua: Sono solo fantasmi, commedia a voltaggio paranormale, da non confondere con l’eduardiana commedia in tre atti Questi fantasmi!.

Mago romano in bolletta, Thomas (De Sica) ritrova il fratello partenopeo trapiantato a Milano Carlo (Carlo Buccirosso) e scopre di averne un secondo, lo squinternato Ugo (Gian Marco Tognazzi): l’occasione è la morte del padre, che dopo aver dilapidato più di un patrimonio lascia in eredità solamente un appartamento a Napoli, peraltro in uno stabile infestato da presenze ultraterrene, peraltro gravato da un’ipoteca. Per estinguerla, i tre si improvvisano acchiappa fantasmi, con crescente successo. Ma il loro operato porta al risveglio della strega Janara, che minaccia di distruggere l’intera città…

Nel cast anche Ippolita Baldini, Francesco Bruni, Valentina Martone, Gianni Parisi e Leo Gullotta, Sono solo fantasmi ha il merito di resuscitare un genere, anzi, un sottogenere dimenticato dal nostro cinema, ma tiene troppa fede al titolo che s’è scelto: a parte qualche battuta greve, come nella migliore tradizione cinepanettonesca ovvero desichiana, e qualche passo di danza, soprattutto di Buccirosso, tutto è in sordina, ovattato, perfino dimesso, della serie non drammatizziamo sono, appunto, solo fantasmi.

Qualche colpo rimane in canna, o se preferite nel cilindro mal funzionante del mago Thomas (modellato un po’ su Giucas Casella), la vis comica è ondivaga, gli effetti non sempre speciali, gli snodi narrativi non sempre felici. Insomma, che il soggetto, trito ma suscettibile di buone cose, non sia stato trasformato appieno, che nostalgia (in primis per papà Vittorio, debitamente omaggiato), passatismo e un filo di depressione prendano la mano non sono solo fantasmi. Purtroppo.

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