Slam – Tutto per una ragazza

L'adattamento da Nick Hornby di Andrea Molaioli ha discreti interpreti, annotazioni indovinate, ma tanta irresolutezza

21 Marzo 2017
2/5
Slam – Tutto per una ragazza

Slam – Tutto per una ragazza, dal romanzo omonimo di Nick Hornby, scrittore adattato e adottato assai spesso dal cinema. Non è più Londra, ma Roma, non è più quel finale, ma un altro, e ulteriori cambiamenti sono nel mezzo: dirige Andrea Molaioli, già dietro la macchina da presa per La ragazza del lago e Il goiellino.

Protagonista, Samuele detto Sam (Ludovico Tersigni), 16 anni, una madre 32enne (Jasmine Trinca) con cui vive e un padre (Luca Marinelli) assai genuino separati da tempo. La sua grande passione è lo skateboard, il suo eroe è Tony Hawk, il più grande skater di tutti i tempi, con cui dialoga tra sogno e realtà, leggendone l’autobiografia (Hawk. Professione skater, Salani Editore) Ma nella sua giovane vita c’è spazio anche per l’amore e altri disastri, tipo un figlio in arrivo: la madre è Alice (Barbara Ramella), e il triangolo lui, lei e il bambino – Rufus detto Ufo – non sarà facile, ma a geometrie variabili, complici una serietà rimbaudianamente impossibile a 17 anni, figuriamoci a 16, e famiglie, quella di lei, intrusive.

Fatto sta, la madre del cinema italiano attuale è sempre adolescente: dopo Piuma di Roan Johnson, questo Slam, e la coincidenza forse non è solo sfiga, ma sintomo di una nociva coazione a ripetere e ripetersi. Insolito, per di più, l’accanirsi su questi genitori teenager in un Paese, l’Italia, a crescita zero o peggio: i figli oggi si fanno soprattutto al cinema, forse perché costa meno.

Slam inizia bene, con il POV di una tavola in giro per Roma, e anche l’incontro tra Sam e Alice, innescato dalla madre di lui, funziona: dura poco, però, perché il film vuole essere troppe cose, senza esserne nessuna. Qual è la direzione, dov’è il focus? Non giovano le fughe dalla realtà di Sam, seguite da rewind che sulla carta sono una cosa, sullo schermo confondono, se non infastidiscono: ci sono passaggi indovinati, dinamiche relazionali, anche madre-figlio e padre-figlio, tratteggiate con verità, ma manca il tessuto connettivo, il senso complessivo di una trasposizione che anela al dramedy e rimane sospesa tra Bildunsgroman e tranche de vie generazionale, manuale d’amore (genitori & figli) e intenzione antropologica.

Se il parto è da dimenticare per trascuratezza e inverosimiglianza, più in generale si avverte una visione dall’alto in basso sotto il profilo anagrafico: apprezzabile il tentativo di liberare questi ragazzi dall’apatia in cui li costringe il mondo degli adulti, nondimeno Slam sembra fatto e inteso da una prospettiva adulta, segnatamente dal punto di vista delle madri, anzi, delle nonne.

Nonostante discreti interpreti – il cammeo espanso di Marinelli spacca, Tersigni ha una presenza bella e riflessiva, la Trinca la giusta levità – e nonostante il titolo, Slam non ha il coraggio di chiudersi alcuna porta alle spalle e di imbroccare – la storia tra Sam e Alice è lampante al riguardo – una strada che sia una, ovvero un film che sia uno. Giusto o sbagliato, ma uno, come la stessa filosofia skater pretenderebbe. Si chiama irresolutezza, ed è il peccato di tanto cinema italiano ultimo scorso.

PS: ma perché Alice decide di tenerlo, il bimbo?

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4 Commenti on "Slam – Tutto per una ragazza"

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christian cinetto
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Concordo con la recensione. È un peccato perché le capacità e i mezzi per fare un ottimo film c’erano tutti, incluso il coraggio di fare film sul mondo adolescenziale, sapendo che è un campo minato. Purtroppo trovo che il film sia irrisolto perché vengono sistematicamente annullati il conflitto e il dubbio, elementi imprescindibili dell’adolescenza che possono reggere anche restando nel territorio della commedia. Il cast funziona e i due personaggi di supporto del protagonista (padre e amico) sono riusciti perfettamente. Jasmine Trinca brava, ma incostante più per scrittura del personaggio che per demeriti interpretativi. Molaioli ha dichiarato di aver conosciuto… Leggi il resto »
Mich Catinari
Ospite

Ma io fossi stato in Malaioli mi sarei informato meglio anche sulle coppie giovani che il film vuole rappresentare

Antonella Massaro
Member

Concordo anch’io con la recensione. Interessante il tentativo di far vivere allo spettatore il sogno ad occhi aperti di Sam, senza però che il connubio tra sogno e realtà risulti del tutto armonico. Il cast è solido ma la storia, specie nella parte centrale, vacilla. Si tratta, in fondo, di un teen movie per genitori.

Mich Catinari
Ospite

Sarò un folle ma fino all’ultimo ho sperato che diventasse tipo “Rosemary’s Baby”.
In ogni caso, ci vuole coraggio a mettere in scena un tema come quello delle coppie giovani in un modo così piatto e superficiale.

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