Ci sono adolescenti che quando vanno a vedere al cinema un thriller fantascientifico si aspettano proprio la storia d’amore scontata, un po’ di suspense ma non troppa - perché gli eroi sono sempre eroi, la protagonista carina e tormentata e un universo dove poter evadere che stravolga i presupposti di quello reale, anche se il suddetto universo alternativo è da incubo post apocalittico.

Se cerchiamo però un film che voglia abituarli a pretendere dal cinema qualcosa di più non lo troveremo in Sei Ancora Qui, l’ultimo film di Scott Speer scelto per la preapertura della sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma.

 

Nell’antefatto assistiamo a un’esplosione nucleare scatenatasi in un laboratorio scientifico di Chicago. Dieci anni dopo ritroviamo Ronnie (Bella Thorne), ormai sedicenne, e sua madre (Amy Price-Francis) sedute al tavolo della sala da pranzo, a fare colazione con il padre della ragazza (Shaun Benson)... che tutt’a un tratto si dissolve davanti ai nostri e ai loro occhi.

È uno dei tanti “redivivi”: così vengono chiamati in questo futuro i milioni di persone morte a causa della catastrofe nucleare che tuttavia continuano ad infestare i luoghi della loro vita, compiendo sempre le stesse azioni in brevi loop. I redivivi non possono influenzare il corso degli eventi, sono solamente proiezioni del passato, non hanno sensi né possono alterare la loro immagine.

Così recitano le leggi scientifiche della loro esistenza… ma le regole sono fatte per essere messe in discussione, giusto? È da qui che parte allora l’esplorazione di Ronnie, che insieme al misterioso compagno di scuola Kirk (Richard Harmon) si inoltra alla scoperta dei segreti della materia e dell’esistenza per salvarsi da un misterioso killer redivivo.

Con premesse da teen movie fantascientifico doc, che avrebbero potuto preludere a risvolti interessanti, il film risente di una sceneggiatura che cade più volte nel banale e si lascia sfuggire qualche incoerenza.

 

Tra scene che richiamano le atmosfere del Sottosopra di Stranger Things, mood alla Twilight e scimmiottamenti di Tubular Bells, Sei ancora qui si rivela più interessante quando esplora le implicazioni spettacolarizzanti dell’esistenza condannata alla ripetizione dei redivivi: “Vanno in loop, come una pellicola che si ripete”, possono essere osservati ma restituiscono lo sguardo solo illusoriamente, sono alla mercé dei vivi ma non soffrono e si polverizzano al tocco più leggero.

Sono illusione e realtà al tempo stesso, “ologrammi” viventi (o meglio morenti) al centro di un nuovo tipo di intrattenimento macabro, così vero e così innocuo. Nel mondo dei Sei ancora qui passati e presente convivono come in un’immensa cineteca.

Che quella dei redivivi sia la cineteca della vita non sminuisce, anzi sembra celebrare, il potere della nostra vecchia, poco fantascientifica e molto artefatta, immagine in movimento.