Sangue pazzo

Giordana cerca di riscattare le figure di Valenti e Ferida, uccisi dai partigiani. Sul filo del revisionismo e di certe opere Tv

22 Maggio 2008
Sangue pazzo
Monica Bellucci è Luisa Ferida
in Sangue pazzo

30 aprile 1945. I corpi di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, coppia celebre nella vita così come sul grande schermo, vengono trovati in via Poliziano a Milano. Giustiziati dai partigiani, i due attori – protagonisti del “cinema dei telefoni bianchi” sostenuto dal fascismo – aderirono alla Repubblica Sociale dopo l’armistizio del ’43, poi Valenti si arruolò nella Xª MAS e per fare rifornimento di cocaina e morfina divenne assiduo frequentatore di Pietro Koch a villa Triste, luogo dove si dice abbia partecipato alle torture dei molti prigionieri con la Ferida seminuda per fomentare i seviziatori.
Marco Tullio Giordana porta a compimento un progetto nato – almeno a livello ideale – sul finire degli anni ’70: l’intento, nemmeno troppo celato, è quello di raccontare in maniera meno semplicistica perché Valenti e la Ferida, uno Zingaretti molto vicino al modello di riferimento e una Bellucci un filo al di sopra dei soliti standard, dovessero dare il buon esempio a tutti pagando con la morte. Revisionista, obietterà qualcuno, ma il vero problema è altrove: in quella circolarità del racconto che non sfugge alle logiche didascaliche di certe opere tv, appiattendo dove bisognerebbe evocare, esagerando dove invece sarebbe meglio sussurrare.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy