Repertoire des villes disparues

Denis Côté realizza una parabola sul dolore, sulla perdita e sulla loro necessaria elaborazione. Rimanendo sospeso tra la promessa e l'epifania, in gara a Berlino 69

14 Febbraio 2019
2,5/5
Repertoire des villes disparues

Il cinema di Denis Côté si muove in un limbo, una terra di mezzo tra i vivi e i morti. Questa volta il regista canadese si dà alla suspense con Repertoire des villes disparues.

Irénée-les-Neiges, paesino del Quebec sepolto dalla neve degli inverni interminabili, ha solo 215 abitanti. La morte di Simon un ragazzo di 21 anni che muore in un incidente d’auto, ma forse suicida; una famiglia distrutta dal dolore; una comunità in lutto ma rinsaldata nel proprio tenace isolamento. Un silenzio di ghiaccio si posa sul paesino dove nessuno è disponibile a parlare dell’accaduto, e il tempo sembra essersi dilatato e misteriose figure iniziano a comportarsi in modo sinistro. Una comunità in lutto ma rinsaldata nel proprio tenace isolamento.

Il film di Denis Côté è una parabola sul dolore, sulla perdita e sulla loro necessaria elaborazione. Ognuno degli abitanti di Sainte-Irénée affronta la vicenda in un modo diverso, ma una cosa è certa: la morte è inevitabile e comprenderla, e accettarla, è fondamentale.

Catturato con colori tenui e filmato in 16 millimetri, il regista, nato nel 1973, riempie lo schermo di paesaggi innevati e irreali come fosse una tela. Fieramente la comunità del villaggio chiede di resistere.

E ugualmente con veemenza rifiuta qualsiasi sostegno da parte del Dipartimento per la gestione psicologica del lutto della polizia. Denis Côté gioca con maestria con il genere noir e horror ambientando la sua miscela in un’atmosfera carica di magia.

Gli eventi nel villaggio infestato dai fantasmi con i suoi eccentrici protagonisti – in particolare l’ostinato sindaco (Diane Lavalle) – ricordano più la serie televisiva di Lars von Trier Il Regno, del precedente lavoro di Côté Vic + Flo, pure un noir.

Ma c’è in Repertoire des villes disparues anche una (possibile) lettura in chiave politica, con la tranquillità del mondo di provincia minacciata dall’incursione dell’altro e in realtà minata dalle proprie insicurezze: ma Côté resta sempre e volutamente in superficie.

La pellciola non diventa mai ciò che potrebbe essere (un horror, un dramma familiare, il racconto corale di una comunità), preferendo restare sospeso fra la promessa e l’epifania. Per questo alla fine la frustrazione è parte stessa di questo film.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy