Passione

Sfida musicale tra luoghi comuni: pizza, sole e mandolino vincono su camorra, rifiuti e degrado. L'America di Turturro ci salva ancora...

21 Ottobre 2010
3/5
Passione
Passione

Dal Canto delle lavandaie del Vomero del 1200 a Napul’è di Pino Daniele, passando per Mina e Almamegretta, il duetto di Massimo Ranieri e Lina Sastri, gli exploit di Fiorello (canta Caravan Petrol di Carosone) e Gennaro Cosmo Parlato, fino alle memorie in musica degli Avion Travel: gli orecchi così vicini e così lontani dell’italoamericano John Turturro non auscultano lo stato dell’arte della musica napoletana, bensì ne prendono spezzoni, interpreti e canzoni con gli ovvi, legittimi paraocchi del gusto personale.
Da Murolo in giù, le defezioni spiccano, ma sono emendabili: già a teatro con Questi fantasmi di Eduardo (ora vuole portarlo al cinema), Turturro gira sotto il Vesuvio un altro Romance & Cigarettes, dove il primo sta per l’intramontabile bellezza della canzone del Golfo e le seconde nel fuoricampo, insieme ai rifiuti e alla criminalità che riempie giornali e notiziari televisivi. Napoli è anche un’altra, anzi, Napoli è un’altra cosa: città dalle vibrazioni uniche, feel good vibrations, che scuotono il corpo del regista-attore-ballerino, soprattutto nel passo doppio con il nostro Fiorello.
Non è la prima volta, sono gli americani a salvarci, ovvero a restituirci, se non il presente, le potenzialità e la speranza di un migliore futuro prossimo: ripulendo l’attuale (dis)immaginario partenopeo a uso e consumo internazionale, John ci aiuta a credere in noi stessi, napoletani e italiani che siamo. All’insegna della Passione, sentimento dedicato e non delicato, folle e partigiano, che al suo oggetto tutto concede e qualcosa può. Come nel caso di questo doc musicale, che rintraccia i luoghi comuni di pizza, sole e mandolino per sovrapporli a quelli recenti di camorra, rifiuti e degrado. Vincono i primi, e vince il film: senza troppi entusiasmi poetici (l’exemplum del Carosello napoletano non lo si raggiunge), senza indiscutibili meriti estetici, tuttavia, Turturro ridà al Vesuvio quel che è del Vesuvio: note e strofe esportate ovunque ma irrimediabilmente doc. Napul’è.

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