Oro verde – C’era una volta in Colombia

Guerra e Gallego rintracciano le origini di un popolo, in un viaggio antropologico di raro splendore. Testimone di una realtà oscura

11 Aprile 2019
4/5
Oro verde – C’era una volta in Colombia

L’altra faccia di Scarface: l’opposto dell’esaltazione capitalista, del culto di sé stessi. Il richiamo a Il padrino, al passaggio di testimone tra due epoche, che per Coppola era quello tra la vecchia e la nuova Hollywood.

Ma qui siamo lontani dagli Stati Uniti, dalla patria del gangster movie per eccellenza. Siamo in Colombia nel ’68, assistiamo alla nascita dell’impero della droga. Modelli come Narcos e Loving Pablo sono al di là da venire. Oro verde – C’era una volta in Colombia racconta di un legame ancestrale con la terra, di un luogo in cui le tradizioni sono tutto.

Poi si scoprirà il narcotraffico, il business della marijuana, ma a fine anni Sessanta comandavano ancora le comunità, le diverse etnie. Il film si apre con una danza dell’amore, solo così si potrà celebrare l’unione tra uomo e donna. Splendidi colori, richiami spirituali. Poi l’esplosione della violenza, il sangue in mezzo alla natura.

I registi Ciro Guerra e Cristina Gallego si concentrano sulle origini di un popolo, in un viaggio antropologico di raro splendore. Il taglio documentaristico descrive le usanze, le consuetudini di chi non è ancora stato corrotto. Ma il denaro distrugge le bellezze di quei luoghi: faide, fratelli che scatenano guerre, l’umanità che implode. Panorami mozzafiato che si alternano a mattanze, l’Amazzonia lussureggiante che fa da testimone.

Il bianco e nero del bellissimo El abrazo de la serpiente che si fonde con le tinte accese di Oro verde (Birds of Passage nel titolo originale). E di uccelli di “passaggio” nel film se ne vedono tanti. Bisogna restare immobili e scrutare il cielo: non si sa quando li vedremo volare. Continueranno a migrare, ma il rischio è che non ci sia più nessuno a testimoniarlo.

Gli esseri umani sono consumati dall’odio, e spariscono nella polvere. Un grande cinema: dilatato nel tempo, ellittico. Dal giallo di una capanna nel deserto a una villa distrutta in mezzo al nulla. Il fumo nero, il tramonto, le mura bianche che crollano in un’inquadratura simmetrica. È un’arte alla ricerca delle proporzioni, delle armonie perdute. Testimone di una realtà oscura.

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