Nessuno come noi

Volfango De Biasi torna agli anni 80. Per una commedia romantica che lascia il tempo che trova...

16 ottobre 2018
2/5
Nessuno come noi

La storia di Nessuno come noi corre su due binari paralleli: l’amore giovanile e quello adulto. Da una parte c’è il giovane liceale Vince (Vincenzo Crea) perdutamente innamorato di Cate (Sabrina Martina), che finisce a sua volta per perdere la testa per il ribelle Romeo (Leonardo Pazzigli). Dall’altra c’è un’insegnante di liceo bella e anticonformista (Sarah Felderbaum) che diventerà l’amante di un noto professore universitario di nome Umberto (Alessandro Preziosi) alle prese con un matrimonio noioso e privo di passione.

A fare da cornice a questi triangoli amorosi c’è la città di Torino negli anni ottanta quando ancora non esistevano i cellulari e soprattutto i social network. Dopo il bel doc Crazy for football, il regista Volfango De Biasi porta in sala una commedia romantica, liberamente tratta dall’omonimo libro di Luca Bianchini, scrittore di romanzi sentimentali, noto al grande pubblico per aver ispirato altre due pellicole come La cena di natale e Io che amo solo te.

In questo film non solo c’è un Alessandro Preziosi nelle vesti di un professore fin troppo arrogante e narciso, che sembra aver preso alla lettera l’opera del filosofo Kierkegaard Diario di un seduttore (non a caso presente nel film) e una Sarah Felderbaum decisamente troppo “single per scelta”, ma manca l’originalità.

Tra dialoghi senza senso, padri che certificano passaggi all’età adulta senza alcuna logica e macchine lasciate con le chiavi appese davanti alla stazione di Torino, nonché rincorse verso treni in partenza che vanno magicamente a buon fine, tutta la storia lascia altamente perplessi.

Anche l’unico appiglio che poteva essere in qualche modo innovativo e cioè l’ambientazione anni ottanta viene giocato male e si riduce a un walkman, un primordiale modello di cellulare e qualche piumino Moncler.

Rimane la musica. Teorema di Marco Ferradini e vari pezzi anni ottanta sicuramente risollevano infatti un po’ le sorti di un film in sostanza dimenticabile.

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