Mr. Jones

Gli orrori del cannibalismo in Ucraina portati alla luce dal giornalista gallese. Che Agniezka Holland ricostruisce con i crismi del dramma storico, in gara a Berlino 69

11 Febbraio 2019
3/5
Mr. Jones

Se si inseriscono i termini “Ucraina” e “carestia” nei motori di ricerca, uno dei primi risultati è “cannibalismo”. Gli orrori dell’Holodomor, uccisione per fame in ucraino, devono essere stati inimmaginabili.

Fino ad oggi gli storici discutono su quanti milioni di persone siano morte per fame, per decisione di Stalin, dalla fine degli anni ’20 fino a circa il 1938. Come può il cinema farsi e dare un’idea di questa agonia indicibile? Il giornalista inglese Gareth Jones ha sperimentato i crimini contro l’umanità di Stalin di prima mano nella primavera del 1933.

La regista polacca Agniezka Holland abbraccia la sua prospettiva per rendere autentica e legittimare la narrativa del suo Mr. Jones presentato in concorso a Berlino.

Per Jones (bravissimo James Norton, forse futuro James Bond), che si è abilmente liberato dalla custodia dei suoi sorveglianti sovietici, il viaggio in Ucraina è una discesa nell’inferno. Già sul treno scopre vagoni segreti, cioè chiusi con i chiavistelli e le assi di legno proprio come quelli dei nazisti di dieci anni dopo, pieni di viaggiatori già quasi cadaveri, che si uccidono per una buccia d’arancia scartata.

Ogni briciola di pane è una lotta per la vita. La rappresentazione del contrasto con la vita che Jones aveva incontrato a Mosca qualche giorno prima non poteva essere più acuta.

Holland mette in scena un ottimo dramma storico, appesantito qua e là da un limbo di decadenza che lascia tuttavia risaltare la precisa descrizione psicologica dei personaggi.

Walter Duranty (impeccabile Peter Saarsgard), corrispondente da Mosca per il New York Times, intrattiene i migliori rapporti con Stalin, che Jones vuole intervistare (poco prima il giornalista aveva intervistato Hitler e Goebbels durante un viaggio in aereo).

Un giornalista corrotto, Duranty, che non racconta al mondo la catastrofe umanitaria ucraina. Stalin stesso rimane un vuoto nel film, ed è il bene del film, perché quel vuoto lo riempie magnificamente Duranty.

Il vincitore del premio Pulitzer diventato da tempo un complice del regime fa del suo meglio per ostacolare la ricerca di Jones e screditare le sue rivelazioni.

La sceneggiatura di Andrea Chalupa arricchisce di una confusione interessante la trama. Proprio all’inizio del film vediamo un autore alla macchina da scrivere che non è Jones.

L’identificazione con George Orwell si svela comunque al tempo giusto. Lo scrittore sta scrivendo La Fattoria Degli Animali. Quel resoconto letterario senza eguali sulla bestialità della natura umana.

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