Megamind 3D

La migliore animazione tridimensionale di casa DreamWorks. Che ripropone il conflitto Bene vs. Male, "tifando" divertita per il secondo

16 Dicembre 2010
4/5
Megamind 3D
Megamind

La differenza tra un vero genio del male e un super-cattivo? “E’ l’entrata in scena!”. Megamind lo sa, nella sfida infinita tra Bene e Male l’arrivo in grande stile può davvero dire molto. E per uno come lui, abituato a presentarsi accompagnato dal metallo di Welcome to the Jungle dei Guns N’ Roses, la questione ha origine nella notte dei tempi: ancora neonato, viene lanciato dai genitori dal pianeta Krypton (prossimo alla distruzione) per un viaggio di salvezza con destinazione Terra. A differenza di “Mr. Perfettino”, coetaneo che avrà la fortuna di atterrare in una megavilla dove sarà amato e coccolato, lui finisce in una prigione per criminali “di talento”. Si ritrovano poi nella stessa scuola, i “futuri” Metro Man e Megamind, entrambi dotati di superpoteri, uno osannato da maestre e compagni, l’altro sbeffeggiato e relegato in un angolo: va da sé che, una volta grandi, il primo sarà l’acclamato paladino del bene di Metro City, il secondo l’antieroe “costretto” a combatterlo ogni giorno.
Vola davvero alto l’ultimo nato in casa DreamWorks Animation, che affida la regia a Tom McGrath (artefice dei due Madagascar) e dà voce ai tanti personaggi grazie al talento dei vari Will Ferrell, Brad Pitt, Jonah Hill e Tina Fey, questi ultimi rispettivamente “nei panni” del nuovo super-cattivo Tighten e della giornalista Roxanne: Megamind ripropone il più atavico dei conflitti, già altre volte sfruttato dai fumetti e dal cinema che da essi continua a trarre ispirazione (la produzione su supereroi e altrettante nemesi), partendo però da un assunto originale. Il protagonista bluastro e macrocefalo del film, insieme all’irresistibile Minion (stesso nome dei miniaiutanti gialli del Gru di Cattivissimo me, ma qui è un pesce polifunzionale), le tenta davvero tutte per essere un cattivo come si deve, riesce – o almeno crede – a portare a casa la vittoria attesa una vita, si annoia per la conseguente assenza di un nemico da sconfiggere, ne crea un altro ma fallisce nel definirne gli “obiettivi” (l’ex cameraman nerd Hal trasformandosi in Titan doveva essere un nuovo eroe, finirà per diventare una carogna…), cerca l’amore di Roxanne sotto mentite spoglie ma, scoperto, sarà lasciato solo sotto il diluvio: insomma è un malvagio d’insuccesso che potrebbe, solo volendolo, scoprirsi bravissimo ad essere buono. D’altronde, “il destino non ci viene assegnato, siamo noi a costruirlo”: e il destino di Megamind – il più alto livello di tecnica 3D mai raggiunto da un’animazione DreamWorks (buttate solamente un occhio alla profondità di campo e ad elementi quali l’acqua…), – sarà con buona probabilità quello di un Natale dai Megaincassi. Cinepanettoni e “fratelli di genere” (quali il disneyano Rapunzel, ancora primo nella top ten del box office o il belga Le avventure di Sammy, in sala dal 22 dicembre) permettendo…

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