Macchine mortali

Dalla saga di Philip Reeve, e con lo zampino di Peter Jackson, Christian Rivers inquadra città in movimento: eppure, nulla di nuovo all'orizzonte

13 Dicembre 2018
2/5
Macchine mortali

Una grande città su ruote ne insegue una più piccola per conquistarla. E’ l’idea da cui è nato Macchine mortali, l’acclamato romanzo di Philip Reeve che poi ha dato origine alla saga letteraria nota come “Il Quartetto delle Macchine Mortali”. Ora questa storia arriva anche al cinema con l’omonimo film diretto da Christian Rivers (Oscar per i migliori effetti visivi con King Kong nel 2005) e realizzato dai vincitori di tre Premi Oscar per Lo Hobbit Il Signore degli Anelli: Fran Walsh, Philippa Boyens e Peter Jackson, che hanno scritto la sceneggiatura.

Dopo la guerra dei sessanta minuti la terra è stata annientata da un olocausto nucleare e ora gigantesche città in movimento vagano predando le più piccole città trazioniste. Hester Shaw (l’islandese Hera Hilmar), una misteriosa ragazza con una vistosa cicatrice sul viso, è l’unica che può fermare Londra, che è divenuta un’enorme predatrice in movimento, dal divorare tutto quello che incontra lungo il suo cammino. Guidata dal ricordo di sua madre morta, la giovane insieme a un reietto londinese di nome Tom (Robert Sheehan), che di mestiere fa lo storico, e ad Anna Fang (Jihae), una pericolosa fuorilegge sulla cui testa pende una taglia, condurrà una lotta contro Thaddeus Valentine (Hugo Weaving), un potente londinese con una visione discutibile del futuro.

Realizzato interamente in Nuova Zelanda, Macchine mortali è il solito film apocalittico basato su una sorta di teoria di darwinismo urbano senza infamia e senza lode corredato dalla nascente storia d’amore tra i due protagonisti. Con lei, bella e vendicativa, che non si fida di nessuno (“io non posso aiutare te e tu non puoi aiutare me”) e che poi lentamente si apre e impara ad amare. Come nei copioni più classici e canonici. Insomma nulla di nuovo all’orizzonte delle macchine mortali dove il mondo cambia, ma l’umanità resta sempre la stessa. Peccato perché qualche battuta iniziale e scene come le immagini dei minions di Cattivissimo me tenute sotto teca in quanto divinità americane facevano inizialmente ben sperare.

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