Life as a B-Movie: Piero Vivarelli

Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli esplorano vita e cinema di un regista (e non solo) sui generis. A Venezia 76

5 Settembre 2019
3,5/5
Life as a B-Movie: Piero Vivarelli

Chi era Piero Vivarelli? Re dei b-movies, divertente, simpatico, buffo, colto, regista, consulente musicale e giornalista, Vivarelli era tante cose.

Ce lo raccontano Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli nel bel documentario Life as a B-Movie: Piero Vivarelli presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Classici-Documentari e prossimamente in onda su Sky Arte.

 

Non facile da etichettare e classificare, Vivarelli era uno che prendeva la vita come un gioco. Nacque a Siena nel 1927, fino a sette anni voleva fare l’ufficiale di marina, poi s’innamorò di Shirley Temple e decise di fare cinema. Attraversò diversi generi a partire dai musicarelli.

Esordì alla regia nel 1960 con Sanremo e fu colui che sdoganò il molleggiato Celentano sul grande schermo grazie alle celebri canzoni 24mila baci e Il tuo bacio è come un rock di cui fu paroliere.

Fu poi regista dell’erotico-esotico Il dio serpente, di un film sul muro di Berlino (Oggi a Berlino), revisore della sceneggiatura dello spaghetti western Django di Sergio Corbucci, girò Il vuoto (bocciato dalla censura perché considerato troppo erotico) e la commedia musicale Rita la figlia americana con la coppia Rita Pavone e Totò e i Rokes, l’avventuroso fumetto Mister X e Il Decamerone Nero.

Anticonformista, trasgressivo, fantasioso e fuori dalle linee. Nella vita privata ebbe tante donne, mise tante corna e si innamorò diverse volte. Si sposò due volte (con Enza Minervini e poi con l’attrice Beryl Cunningham) ed ebbe due figli (uno dalla relazione con Veronique Chesnell, una ballerina del Piper). Da padre non gli mancarono i sensi di colpa, soprattutto verso il figlio Alessandro, avuto da Enza Minervini, visto come attore in Mediterraneo, che morì per problemi con la droga.

Nell’ultimo periodo della sua vita si trasferì a Cuba e girò La Rumbera. Fu l’unico non cubano, oltre a Che Guevara, ad avere una tessera del Partito Comunista Cubano firmata da Fidel Castro. Amava la libertà.

Malato di cuore, Vivarelli sognava di morire mentre volava su un paracadute. Si spense invece nel 2010 in un letto a Roma a ottantatre anni. Nessun suo film è mai andato a Venezia (o meglio ce ne era uno che ci sarebbe dovuto andare, ma la copia non arrivò mai a destinazione perché colui che doveva portarla ebbe un incidente in macchina).

Alla Mostra però il regista senese fu omaggiato da Quentin Tarantino come uno dei “magnifici Kings of B’s”. E in quest’edizione ci arriva finalmente da protagonista grazie a questo doc divertente e commovente che con materiali filmici e varie testimonianze ci ritrae un regista  per anni considerato un regista minore, ma che invece non lo era affatto.

 

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