Lady Vendetta

Il peccato originale e la redenzione secondo Park Chan-wook. Nel convicente epilogo della trilogia della vendetta

4 Gennaio 2006
Lady Vendetta
Lady Vendetta

Non può non destare curiosità il fatto che a una secolarizzazione sempre più diffusa del cinema di marca occidentale corrisponda una dimensione spiccatamente spiritualista che permea in misura crescente la cinematografia dell’Oriente asiatico e, prima fra tutte, quella coreana, dove all’anima religiosa di Kim Ki-duk (Primavera, estate, autunno, inverno…, Ferro 3, La Samaritana) si affiancano i fermenti cristiani presenti in Lady Vendetta di Park Chan-wook. Allievo dell’Università Cattolica di Sogan, laurea in filosofia, con Lady Vendetta Park Chan-wook completa un ciclo, iniziato con Mr. Vendetta e proseguito con Old Boy, al quale la definizione di “trilogia della vendetta” non rende piena giustizia, se non altro perché un tema largamente inflazionato (dai poemi omerici al Conte di Montecristo, per arrivare a Kill Bill di Quentin Tarantino e a Munich di Steven Spielberg)  si trasforma in un ossimoro, in un film tutto imperniato su acuti contrasti, dove il peccato si intreccia con la preghiera riparatrice, la follia con il perdono, l’orrore con il bisogno di espiazione. Il motivo centrale sul quale si fonda Lady Vendetta è il peccato originale, l’offesa a Dio che genera altre offese, una forma di inarrestabile ricatto perché il male non può generare che male. E infatti la protagonista (la bella “Guem-ja la dolce”, che in tredici anni di carcere per un’accusa di omicidio trama la vendetta contro il vero responsabile dell’orrendo crimine) si era macchiata di quel gesto infame per evitare che chi aveva rapito sua figlia facesse altrettanto.  La vendetta, da non confondere con la giustizia biblica del taglione, nasce dunque dal peccato e ne rappresenta l’intima natura perché prima di rivolgersi contro l’uomo si indirizza contro Dio. Memore dei suoi studi non solo di teologia, ma anche di arte e di letteratura, in Lady Vendetta Park Chan-wook rievoca i toni e i timbri della tragedia classica. Ma se nella tragedia greca il Fato incombe sulla fragilità della natura umana fino a sovrastarla e ad annullarla, in Lady Vendetta il peccato originale può essere rimosso grazie alla redenzione. Si veda la scena finale della purificazione, che riveste le forme della simbologia eucaristica con le bocche aperte a ricevere i candidi fiocchi di neve, emblematica allegoria della comunione. Park Chan-wook ha alle spalle un “background” non indifferente e lo si nota non soltanto da una regia dotata di polso sicuro, ma anche dal modo in cui questa sa tenere in pugno un racconto asincronico e atemporale, basato su continui salti cronologici, costruito a frammenti, come un puzzle di cui soltanto alla fine si ha la visione totale. Ai suoi esordi Park Chan-wook aveva sperimentato alcune puntate nel comico. Di questa esperienza pregressa c’è una traccia nella scena in cui, dopo aver espresso la preoccupazione di poter recuperare i soldi persi nei ricatti inutilmente pagati, i parenti delle vittime vedono un angelo volteggiare sulle loro teste. Un altro ossimoro che celebra la poetica del  contrasto.

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