La stanza

La casa come prigione e culla di altri segreti: il timing c'è, ma il thriller psicologico di Stefano Lodovichi non vanta molto di più

5 Gennaio 2021
2/5
La stanza
La stanza

Non sono poche le coincidenze tra questo film e il periodo storico che stiamo vivendo. Tant’è che inizialmente si intitolava Chiusi in casa. Poi è diventato La stanza (dal 4 gennaio in anteprima esclusiva su Amazon Prime Video). Poco cambia, perché tutto comunque si svolge all’interno di uno stesso ambiente: una grande casa un po’ stile liberty e un po’ art noveau nella quale si aggirano tre strane figure.

Protagonisti sono Guido Caprino (sicuramente degno di nota per la sua interpretazione), Camilla Filippi ed Edoardo Pesce. Lo dirige Stefano Lodovichi, che dopo il noir In fondo al bosco, questa volta mette in scena un thriller psicologico.

All’inizio doveva essere un film sugli Hikkikomori, i ragazzi giapponesi che si chiudono in casa e si escludono dalla vita, ma il regista ha abbandonato l’argomento, perché troppo difficile, e ha scelto di fare un lungometraggio di finzione.

Ne è venuta fuori questa storia diversa e non meno complessa dell’idea iniziale. Un racconto sci-fi horror che per certi versi ricorda film come Room di Lenny Abrahamson o il più recente Shadows di Carlo Lavagna, su due sorelle adolescenti che vivono nascoste in un vecchio hotel abbandonato, con la severa Madre che le protegge dalle misteriose insidie del mondo esterno.

Aldilà di alcune buone tematiche, come già detto molto attuali, ovvero la casa come prigione e luogo dove emergono i segreti e gli incubi della famiglia e dove le inquietudini diventano ancora più pesanti, il film non riesce pienamente a raggiungere quella tensione, e soprattutto quell’introspezione psicologica, alla quale avrebbe aspirato. Poco convincente la trama, nonostante le premesse per un film di genere, che si interroga sulle possibili conseguenze del rapporto genitori-figli, erano buone.

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