La signora dello zoo di Varsavia

Niki Caro si ispira al romanzo di Diane Ackerman per portare sul grande schermo un’eroina dimenticata della Shoah: la passione non basta

15 novembre 2017
2,5/5
La signora dello zoo di Varsavia

Il suo sguardo da eterna bambina fa impazzire tedeschi e polacchi. Pelle chiara, anima innocente, e grande forza di spirito sono le qualità di Antonina Zabinski, la moglie del custode dello zoo di Varsavia. Lei ama gli animali, le bellezze del mondo, però il male porta la svastica sul braccio e semina rovine a colpi di cannone. Siamo nel 1939, e la Germania ha invaso la Polonia. Il paradiso naturale di Antonina muore sotto i bombardamenti, l’oppressione è appena iniziata, gli ebrei vengono rinchiusi nel ghetto e contro di loro i peggiori crimini rimangono impuniti. Il dottor Jan Zabinski, il marito di Antonina, non può rimanere a guardare.

In segreto, la coppia trasforma lo zoo in un rifugio per i perseguitati, mentre il potente Lutz Heck, nuovo capo zoologo di Hitler, prende di mira Antonina e cerca di piegarla ai suoi voleri. Lei piange, soffre, ma non esita a mettere in pericolo la propria famiglia per salvare sempre più persone, da nascondere nelle gabbie, nel seminterrato e in qualsiasi posto in cui i nazisti non possano vederle.

La signora dello zoo di Varsavia è proprio lei, Antonina (interpretata da Jessica Chastain), anima e il corpo di un film appassionante anche se a tratti un po’ edulcorato. Il racconto della vita nel ghetto è un pugno nello stomaco, anche se non aggiunge molto a quello che ci aveva già mostrato Steven Spielberg nel suo Schindler’s List. Questa volta tutte le immagini sono a colori, quel bianco e nero che si imprimeva nella tragedia è stato abbandonato, come anche quel piccolo cappotto rosso che è rimasto nella storia del cinema. Ma sarebbe sbagliato fare paragoni o definire La signora dello zoo di Varsavia una narrazione fuori tempo massimo. Non bisogna mai dimenticare l’Olocausto, perché la memoria è l’unico antidoto al veleno che troppo spesso alberga nel cuore del potere.

All’inizio la protagonista accarezza il suo eden, e va in bicicletta felice in mezzo agli animali. La natura riposa tranquilla, fino all’arrivo dell’invasore, che distrugge ogni idillio con la sua ferocia e stermina scimmie, bufali e ghepardi a colpi di fucile. Cacciatori e prede, ecologia contro abuso, più volte il contrasto si ripete, mentre gli inermi, soprattutto vecchi e bambini, non sanno a chi chiedere aiuto. Gli Zabinski sono un faro nella notte, l’ultimo porto sicuro prima della tempesta. Nemmeno il crudele Lutz Heck riesce a essere all’altezza di Antonina, che nella sua prigione di vetro accoglie ogni giorno aspetta un nuovo carico di disperati.

Niki Caro si ispira al romanzo di Diane Ackerman per portare sul grande schermo un’eroina realmente esistita, ma poco conosciuta che, in silenzio, non ha mai smesso di lottare. Spesso la regista non sa tenere a freno l’emozione e spinge il pedale sull’enfasi, ma l’argomento è di quelli che non possono lasciare indifferente la platea, soprattutto non si dimentica la personalità carismatica di Jessica Chastain. Lei riesce al raro miracolo di cancellare la diva e mostrarsi come una donna comune, pronta al sacrificio quando l’oscurità incombe.

 

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