La casa della bambole – Ghostland

Spaventi a buon mercato per il ritorno grossolano del sopravvalutato Pascal Laugier

6 dicembre 2018
1,5/5
La casa della bambole – Ghostland

È una carriera indubbiamente curiosa quella di Pascal Laugier, regista francese che dopo il (sopravvalutato) cult Martyrs del 2008, ha impiegato quattro anni prima di realizzare il debolissimo I bambini di Cold Rock.

Ce ne sono voluti addirittura altri sei per portare alla luce La casa delle bambole – Ghostland, con cui Laugier torna, come è nelle sue corde, al genere horror declinato al femminile.

Protagoniste sono due adolescenti, che si trasferiscono insieme alla madre in una grande casa che hanno appena ereditato. Durante la prima notte, però, alcuni malintenzionati entrano nella villa e le tre donne subiscono terrificanti violenze. Le due ragazze reagiranno in maniera opposta: una diventerà una scrittrice di romanzi horror di successo, l’altra una donna paranoica, incapace di superare il trauma.

Non si basa certo su premesse particolarmente originali questo film grossolano, che riesce a interessare soltanto nelle prime battute. Il regista sposta l’azione su più piani temporali, ma la sceneggiatura mostra presto i suoi limiti, incerta sulla direzione da prendere, mentre la regia punta tutto su spaventi a buon mercato, privi di una costruzione cinematografica realmente degna di nota. Il risultato è un film che si dimentica in fretta.

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MattiaMirkoMaggyGiadaGiordano Recent comment authors
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Andrea
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Andrea

Qual è il senso di scrivere una recensione se non si è nemmeno capito (o forse visto) il film?! Beth cerca di fuggire alle violenze che sta subendo proiettandosi nei suoi sogni, lo spettatore non sta osservando scene reali.. (basti pensare alla mamma che in realtà è stata sopraffatta)

ferruccio
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ferruccio

Caro signor Chimento, qui probabilmente di sopravvalutato c’è solo la sua capacità nel recensire.

Alessandro
Ospite
Alessandro

Salve credo proprio che la recensione sia stata fatta assolutamente senza vedere il film. Probabilmente dormiva perché il film è totalmente l’opposto di quello che ha scritto! È un film mozzafiato e che ti lascia incollato fino alla fine

Giordano
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Giordano

Di certo Pascal Laugier è il miglior regista horror degli ultimi 20 anni; basti pensare che quando si sente il suo nome si ha garanzia di trovare un lungometraggio cupo, senza pietà, di terrore vero. Chimento, se non le piacciono i film di Laugier, quali horror preferisce esattamente? Degli ultimi anni, s’intende. Perché i film di Laugier c’hanno praticamente tutto quello che si può desiderare di un horror: tensione ben costruita e storie scritte col cervello, che ingannano lo spettatore. Martyrs, cult sopravvalutato dici? Un film unico nel suo genere, macabro, denuncia del fanatismo religioso. I bambini di Cold Rock,… Leggi il resto »

Giada
Ospite
Giada

Sono convinta che il film non lo hai minimamente guardato. Più piani temporali?! È un solo piano temporale! La Beth adulta è tutta una immaginazione della Beth ragazzina che ha creato nel suo cervello una “vita perfetta” per fuggire all’orrore che lei è la sorella vivono. Un film debole… l’ho trovato paranoico, disturbante, inquietante e claustrofobico. In alcune scene straziante, sul finale vedendo la povera Beth tumefatta è vestita da bambola pronta a finire nelle grinfie del suo orco mi ha angosciata parecchio. È un film che ti prende la mente, ti fa sentire la sensazione di disagio che stanno… Leggi il resto »

Maggy
Ospite
Maggy

Vorrei dare solo un consiglio… magari prima di valutare negativamente un film sarebbe il caso di andare a vederlo.

Mirko
Ospite
Mirko

Ma lei prima di recensire un film lo guarda? Si rende conto che dovrebbe essere segnalato visto che dà completamente un’idea sbagliata di quello che è questo film. Quello che ha scritto non è una recensione. Sembra un copia incolla fatto male da Wikipedia. Molto probabilmente lei dovrebbe fare altro nella vita

Mattia
Ospite
Mattia

ma che recensione è??! mi accodo ai tanti che la invitano a vederlo con un po’ di attenzione il film e prima di usare aggettivi come ”grossolano” o ”soppravvalutato” bisognerebbe avere almeno un paio di argomenti da esporre in maniera chiara per sostenere una certa tesi o giudizio senza scadere in vaghi pareri puramente soggettivi e dettati probabilmente da una certa avversione al genere in cui si inserisce questo lavoro.

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