Justice League

I semidei della DC Comics si riuniscono per dichiarare guerra alla Marvel. Ma il film non trova una propria originalità, con un gruppo di personaggi poco approfonditi

15 novembre 2017
2,5/5
Justice League
Justice League

L’uomo ha sempre bisogno di rifugiarsi nella fantasia, nei sogni a occhi aperti e in tutte quelle cose che possano alleviare gli sforzi quotidiani. Perciò il cinema visionario e immaginifico non muore mai. La minaccia atomica ha il volto di un dittatore bambino, e gli sportivi della NFL si inginocchiano per protestare contro l’inno a stelle e strisce. I popoli si ribellano al loro presidente e manifestano per imporre la supremazia bianca, mentre gli accordi continentali collassano e i ghiacciai si sciolgono. Chi può salvarci? Forse nessuno, ma con la fantasia tutto è lecito, anche desiderare che un uomo pipistrello possa sfidare l’apocalisse al fianco di una superdonna, di un “sirenetto col forcone”, di un imprendibile teenager, di un robot dal cuore umano e di un kriptoniano.

L’incredibile si realizza: la Justice League approda al cinema. I semidei della DC Comics si riuniscono per dichiarare guerra alla Marvel e ai suoi Avengers, e strizzano l’occhio anche alla mitologia greca. I supereroi sono figli del Monte Olimpo, della forza straordinaria di Ercole, del tridente di Poseidone e dell’intelletto di Atena. Cambiano i nomi, ma non i superpoteri. Aquaman domina i mari, Flash corre a una velocità supersonica, l’immortale Wonder Woman combatte come una furia e Cyborg è un atleta senza tempo, che ha fuso il suo corpo con la scienza. L’unico “comune mortale” è il Batman di Ben Affleck, che può vantare un patrimonio sconfinato, pieno di gadget tecnologici di valore inestimabile. Le divinità del Ventunesimo Secolo si preparano ad abbracciare le nostre angosce per portare un po’ di luce nell’oscurità contemporanea. Ma sarà davvero così?

Superman è morto nel capitolo precedente (Batman v Superman: Dawn of Justice) e la Terra è rimasta orfana del suo protettore. Il crimine regna incontrastato, la catastrofe incombe e una creatura millenaria vuole riprendersi il nostro mondo. Justice League cerca di mettere in scacco lo strapotere della Marvel, ma sull’intera storia aleggia l’ombra degli Avengers che, con animo meno dark e più leggero, hanno già conquistato i cuori di milioni di fan.

Il film ha avuto una gestazione difficile, che affonda le radici fin nel 2007, con Megan Gale che doveva interpretare l’imbattibile amazzone e Armie Hammer al posto di Ben Affleck. Lo strapotere di Nolan e la tiepida accoglienza per Superman Returns fecero slittare il progetto. All’inizio il regista doveva addirittura essere Frank Miller. Poi è arrivato Zack Snyder, che per un grave lutto familiare ha dovuto abbandonare le riprese, e le sequenze finali sono state realizzate da Joss Whedon, già dietro la macchina da presa per i primi due capitoli degli Avengers. Per la colonna sonora, Hans Zimmer ha ceduto il passo a Danny Elfman.

I cambiamenti sono stati tanti, forse troppi, ma non dimentichiamoci che il cinema esaltava i suoi superuomini prima che i fumetti conquistassero il box office. Il funambolico Neo di Matrix sfidava le macchine a forza di rallenty, in una realtà parallela costellata di repliche dell’Agente Smith. Lui era il prescelto, il beniamino della folla nato dall’immaginazione dei fratelli Wachowski. E questo è solo un esempio.

Justice League richiama quei rallenty enfatici e la voglia di stupire con la potenza degli effetti speciali, ma non riesce a trovare una propria originalità. Si affida al passato per trionfare nel presente, con un gruppo di personaggi poco approfonditi, che preferiscono i muscoli ipertrofici alle emozioni. L’unico a sentire il peso della responsabilità è Batman, il team leader, il paladino degli indifesi che inizia a tremare sotto i colpi dell’età.

Il suo unico potere è quello di essere “ricco”, come spiega a Flash, ma allora chi è che può davvero definirsi super? Forse noi, comuni inquilini di questo mondo controverso, che lottiamo per difendere i nostri cari e incrociamo le dita per la busta paga a fine mese. Noi che alziamo lo sguardo verso le stelle e preghiamo di non essere dimenticati. Le luci in sala si riaccendono. La vita continua.

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